Carlo
Facetti
Carlo
Facetti ci da appuntamento a tarda sera nella sua officina
di Bresso, nei pressi di Milano. Nonostante i suoi sessantotto
anni, l’ex pilota-collaudatore continua passare buona
parte della sua giornata rinchiuso nella “sala prova
motori” dove, assieme al fratello, cura lo sviluppo
dei propulsori per alcune importanti case automobilistiche,
oltre naturalmente, al costante lavoro di elaborazione per
diverse vetture sportive. Facetti sta ultimando una prova,
così, mentre aspettiamo, curiosiamo nel vano motore
di una Alfa Romeo GTA preparata per le autostoriche, prima
di soffermarci da vicino su di uno splendido esemplare di
Lancia Stratos Gruppo 4 nella versione da pista “Rino
Fabbri”, che monta il motore 4 valvole a iniezione indiretta
con pompa Kugelfischer, capace di sviluppare oltre 320 CV:
è la stessa che il pilota lombardo utilizzò
in coppia con Ricci. Mentre esaminiamo quella vettura che,
priva di cofani, mette a nudo i muscoli in un intreccio ordinato
di cavi, tubi e molta meccanica, ci raggiunge il nostro interlocutore.
“Scusatemi, ma dovevo terminare una prova al “banco”.
Qui nessuno conta più le ore di lavoro…”
Ci inviata ad accomodarci in un piccolo ufficio dove ha inizio
il nostro incontro. Nonostante la grande semplicità,
Carlo Facetti possiede un curriculum davvero unico.
Pilota di grande esperienza, soprattutto nel campo delle vetture
Sport Prototipi, Turismo e Gran Turismo, è stato dapprima
collaudatore dell’Alfa Romeo riportando successi su
tutti i circuiti del mondo; nella sua lunga carriera si è
anche distinto alla guida di monoposto di Formula 2 e 3. Insomma
c’è tanto di quel materiale che potremmo scrivere
un libro!
Carlo Facetti è nato il 27 giugno del 1935 a Cormano
(Milano): le sue prime gare risalgono al 1953, in coppia con
Elio Zagato, con la Fiat 1100 e la 8V, prima di costruirsi
da solo una Formula Junior con il motore della Lancia Appia.
“Ci misi molta passione, un seggiolino da corsa
e il cambio rovesciato di una Fiat 600! Malgrado tutto era
molto veloce anche se non aveva una grande tenuta di strada:
ricordo che a Monza riuscì a far segnare dei buoni
tempi raffrontati a quelli di piloti esperti come Scarfiotti,
Bandini e Baghetti.”
Corre il campionato Europeo Turismo con la Lancia Flaminia,
dove lotta con i migliori sui circuiti del Nurburgring, Brands
Hacth e Budapest: tra le gare più belle ricorda il
giro dell’Argentina «Gran Premio YPF».
“Una gara massacrante: in totale dodici giorni,
sei di gara e sei di riposo. Sono stato l’unico pilota
italiano a correre più edizioni della gara sudamericana.
Lì ho avuto il piacere di conoscere il grande Juan
Manuel Fangio: in seguito diventammo buoni amici e ci siamo
ritrovati spesso nelle competizioni di Buenos Aires e Mar
del Plata.”
Al rientro dall’Argentina, dove corre in squadra con
Siffert e Regazzoni, partecipa ad alcune prove in Formula
3 e nel 1965 giunge 2° nel campionato italiano. Negli
anni successivi corre con svariati tipi di vetture: arriva
addirittura a guidare in una sola stagione per la Brabham,
Tecno, De Sanstis, Branca, Lola e Dagrada.
Fa parte con Taruffi, Cella e De Adamich della Scuola Piloti
a Monza con il Cooper Maserati. Nel 1969 viene ingaggiato
ufficialmente dall’Alfa Romeo. Tra gli altri è
in squadra con Giunti e Vaccarella.
Nel 1974 si aggiudica il titolo italiano assoluto, prima di
conclude la collaborazione con l’Alfa Romeo.
“Attraversavo un periodo di crisi: lavoravo tantissimo
ma con poche soddisfazioni a livello personale. Ciò
nonostante vinsi il titolo italiano, ma questo non mi impedì
di lasciare l’Autodelta. Mentre correvo sul circuito
del Mugello, si presenta Cesare Fiorio: vieni a Torino, mi
dice, devo parlarti di un programma interessante… Pochi
giorni dopo ero nel suo ufficio: mi offrì di sviluppare
il motore della Stratos. Avrei lavorato con Mike
Parkes per dotare il propulsore dell’iniezione e
della testata a 4 valvole.”
Nel biennio ’75-’76 infatti, è pilota ufficiale
della Lancia e partecipa al Campionato Turismo. Facetti comincia
subito a lavorare sulla versione a 24 valvole ed è
anche in testa al “Giro d’Italia” del 1975,
prima di ritirarsi.
“Erano tre le Stratos al “Giro” di quell’anno:
una versione turbo a carburatori 2 valvole per Munari,
una aspirata per Pinto
e la mia a 4 valvole con iniezione indiretta. Ho abbandonato
perché avevo sollecitato troppo il motore per tenere
il passo della ben più potente Alfa Romeo 33 Prototipo
di Jean-Claude Andruet. É vero, il pilota francese
si ritirò prima di me, ma la Stratos era uscita da
quel duello davvero malconcia… A Casale, a un passo
dall’arrivo finale, si ruppe dapprima una biella, poi
si intasò la pompa di iniezione e infine prese fuoco!”
La testa a 24 valvole che sviluppò per la pista, era
la stessa che venne utilizzata in seguito nei rally?
“Buona parte dello sviluppo venne svolto proprio
all’interno di questi locali, non dimentichi la preziosa
collaborazione con l’ingenger Parkes che si recava qui
ogni settimana. Di fatto quella utilizzata nei rally era la
stessa che montava la mia Stratos nelle gare in circuito,
anche se priva dell’iniezione. A Torino lavorarono in
particolare sugli scarichi, sui bassi regimi, sulla maggiore
coppia; cose che a me non interessavano. Io dovevo concentrarmi
sui pesi e sulla potenza massima. Erano impieghi differenti.”
Quali sono state le sue prime impressioni al volante della
Stratos?
“È stato difficile abituarmi a quella vettura.
Era sottosterzante, soprattutto per me che ero abituato alle
vetture Sport Prototipo. Mi misi subito al lavoro per regolare
le geometrie dell’avantreno e per montare delle gomme
più larghe, sia anteriori che posteriori, allo scopo
di garantire una maggiore stabilità.”
A dare libero sfogo alle modifiche volute da Facetti, viene
in soccorso il regolamento del Mondiale Marche del 1976 che
fu riservato ad una nuova categoria, che venne chiamata “Silhouette”.
Per le vetture Sport sembrava essere arrivata la fine: da
tempo la FIA aveva deciso che il campionato principale per
le gare Endurance sarebbe stato riservato alle vetture del
Gruppo 5. Il regolamento delle Silhouette era molto semplice:
potevano essere ammesse tutte le vetture normalmente omologate
nei gruppi che andavano dall’1 al 4, come dire tutte
le vetture della categoria Turismo e Gran Turismo. Ogni tipo
di preparazione era consentito, addirittura era possibile
cambiare il posizionamento del motore. Nessun numero minimo
di esemplari da costruire, l’unico legame con la produzione
di serie veniva dalla linea della carrozzeria (la silhouette,
appunto) che non poteva subire sostanziali alterazioni.
Un
regolamento così libero, così radicale, trovò
quasi tutti i costruttori impreparati. Le gare riservate a
questa categoria si sarebbero disputate sull’abituale
distanza delle 6 ore o dei 1000 chilometri. Quello del 1976
fu così un campionato imprevedibile, senza i confronti
sulla lunga distanza di Daytona, Sebring e Le Mans: con poche
vetture al via, sebbene guidate da grandi piloti. C’erano
tutti i presupposti per un flop – e in effetti il regolamento
Silhouette tale fu – eppure da quella serie di elementi
così negativi scaturì una edizione del campionato
mondiale tra le più combattute e incerte della sua
lunga storia.
Ad accettare la sfida la Porsche, che scese in pista con la
mostruosa 935 Turbo, la BMW con la più affidabile 3.5
CSL e la Lancia con Stratos Turbo preparata da Carlo Facetti
e la supervisione di Mike Parkes.
“Sono vivo per miracolo - ricorda Facetti -
durante una sessione di test alla Mandria, nei pressi di Torino,
sul circuito di prova della Lancia, utilizzavamo dei nuovi
pneumatici forniti espressamente dalla Dunlop per la Silhouette.
Al fondo del lungo rettilineo, appena tolgo il piede dall’acceleratore
la Stratos, a causa del passo troppo corto, si intraversa:
andavo a oltre 350 chilometri orari! Non so come, ma alla
fine riuscii a raddrizzarla…”
Quali sono stati i maggiori interventi, i più difficili,
per adattare la Stratos al nuovo regolamento?
“Nessuno in particolare: tutte le modifiche alle
quali si deve far fronte per trasformare una vettura da rally
in una da pista sono impegnative. La Stratos aveva il passo
molto corto: questo nei rally rappresentare un vantaggio,
soprattutto nel misto, ma era un grave difetto per le gare
di velocità. Il regolamento della categoria Silhouette
non consentiva però di variare questa lunghezza e pertanto
l’unica soluzione è stata quella di sistemare
lungo le fiancate e sui cofani anteriore e posteriore, quelle
vistose appendici aerodinamiche. Tuttavia, quando si lavora
sui carichi bisogna tenere in considerazione la deportanza,
perché alla fine la vettura invece di migliorare le
prestazioni, peggiora, diventando più lenta... Per
questo la collaborazione dell’ingegner Parkes fu determinante:
studiando i flussi originati dalla nuova carrozzeria, riuscì
infatti a ottenere il giusto equilibrio tra velocità
e stabilità.”
Ci furono altri problemi però: la Stratos prese fuoco
in diverse occasioni…
“Il turbo si surriscaldava e la carrozzeria in fibra
di vetro si accendeva come un fiammifero! Trovammo in seguito
una differente sistemazione del turbo e l’inconveniente
venne risolto.”
Contro le Porsche non c’era proprio nulla da fare?
“Innanzitutto la cilindrata era diversa e la potenza
delle “935” superava i 590 CV. La Porsche aveva
investito molto nel programma Silhouette, al contrario di
quanto fece la Lancia: era già previsto di montare
la testata a 4 valvole - ricorda sconsolato Facetti -
ma alla fine non se ne fece più nulla.”
Infatti,
dopo la morte dell’ingenger Mike Parkes, che avvenne
nell’agosto del 1976, si chiude la collaborazione tra
Facetti e la Lancia, che interrompe anche il programma Silhouette.
L’ultimo impegno del pilota lombardo con la Silhouette
è il Giro d’Italia del 1976 che equivale anche
all’unica vittoria di questa vettura.
“Prima del Giro - riprende Facetti –
ci fu una riunione a Torino con Tonti,
Parkes
e Fiorio. Quest’ultimo voleva che fosse Munari a guidare
la Silhouette, ma Parkes si oppose. Io non dissi niente: se
questa era la volontà della Lancia avrei accettato.
Parkes invece sostenne che si trattava di una versione con
troppe differenze rispetto a quella abitualmente utilizzata
nei rally: qualora la vettura fosse risultata competitiva,
io dovevo raccogliere le soddisfazioni dopo il lungo lavoro
di sviluppo.”
E la soddisfazione arrivò…
“La vittoria al Giro d’Italia mi ripagò
di tutti gli sforzi e di tutte le notte passate a lavorare
sulla Stratos. Considero la mia esperienza sulla Silhouette
come un continuo collaudo, tanto che anche durante quel “Giro”
proseguii il mio lavoro di sviluppo. Ricordo che dopo la discesa
che portava a Fornovo, mi fermai a un’assistenza dicendo
che il cambio si stava rompendo… “come fai a dirlo?”
mi chiesero, ma quando smontano gli ingranaggi fecero giusto
in tempo a sostituirli prima che si bloccassero…”
L’anno
successivo la Silhouette viene impiegata, per l’ultima
volta, proprio da Sandro Munari, sempre al Giro d’Italia.
Il rallyman veneto ben figurò fino al momento del ritiro,
che avvenne, come lui stesso ci ha raccontato, per un banale
inconveniente tecnico agli ingranaggi del cambio…
“Non lo so… nel ‘77 io non facevo più
parte della squadra Lancia - afferma senza mezzi termini
Facetti - ma il problema agli ingranaggi è stata
una leggerezza pagata a caro prezzo…”
Quello stesso anno Facetti conquista il Campionato Europeo
Turismo con la BMW, si alterna al volante della Stratos con
Ricci e partecipa al campionato mondiale Silhouette con la
Porsche, in coppia con Finotto.
Qualche anno più tardi tornerà ancora a gareggiare
con i colori della Lancia, al volante della Beta Montecarlo,
dove vince tra l’altro la 24 ore di Le Mans e quella
Daytona. |