Mike
Parkes
Artefice della straordinaria avventura della Stratos è stato
indubbiamente l'indimenticabile Mike Parkes. Nato a Richmond,
in Inghilterra, il 24 settembre del 1931, laureato in ingegneria,
fu indiscusso protagonista dalla seconda metà degli anni '60
alla prima degli anni '70 dimostrando di possedere tutte le
qualità di un pilota di classe internazionale. Abile tanto
con lemonoposto di Formula 1 quanto con le biposto della categoria
Prototipi e le Gran Turismo, accostava il talento nella guida
alla competenza tecnica, risultando insostituibile nel difficile
ruolo di collaudatore all'interno della scuderia Ferrari.
Alla
guida delle vetture del cavallino rampante, Parkes ottiene
uno splendido secondo posto al Gran Premio di Francia del
1966: risultato che replica nella gara di Monza, dove realizza
anche la pole position. Nella stagione successiva, Parkes
è chiamato a sostituire lo sfortunato Bandini deceduto in
seguito alla disgraziata corsa monegasca e ottiene come migliore
prestazione il quinto posto in Olanda: nella successiva gara
in Belgio, il pilota britannico subisce un grave incidente
che stronca la sua carriera in F.1.
Negli
anni seguenti, Parkes disputa altre gare con le vetture Sport,
prima di essere chiamato dalla Lancia per dirigere il programma
di sviluppo della Stratos.
Coordinandosi con il Responsabile del Reparto Corse di Torino,
Gianni Tonti,
Parkes lavorò soprattutto per mettere a punto le sospensioni
e il telaio, settori nei quali era particolarmente esperto,
e dove la Stratos accusò inizialmente i maggiori problemi.
Le modifiche e le soluzioni proposte dal tecnico-pilota inglese
risultarono adeguate e i vantaggi furono immediatamente evidenti.
Spesso usciva con la vettura e ne collaudava i particolari,
poi rientrava in officina e subito faceva apportare le modifiche.
Grazie
alle sue competenze tecniche, gli venne successivamente affidato
anche lo sviluppo della testata a 24 valvole, destinata inizialmente
alle prove in circuito e pertanto Parkes si avvalse della
preziosa collaborazione di un altro pilota-collaudatore: Carlo
Facetti. I due stabilirono subito un ottimo rapporto,
basato sulla stima e fiducia reciproca, come ci ha confermato
lo stesso Facetti intervistato da stratosmania.com.
L'esperienza in pista venne presto trasferita nelle prove
su strada dove Parkes continuò la sua lotta per raggiungere
l'affidabilità necessaria.
La
coppia Parkes-Facetti iniziò presto a lavorare anche sulla
versione turbocompressa a carburatori, che ebbe la sua massima
evoluzione quando la casa costruttrice di Chivasso accettò
la sfida, lanciata nel 1976, dalla FIA per il Campionato
Marche, con l'introduzione della categoria Silhouette.
La libertà concessa dal nuovo regolamento consentì pesanti
modifiche che investirono non solo la meccanica ma anche
l'aerodinamica: apparvero così le vistose appendici che
contraddistinsero il modello Silhouette. Si decise di utilizzare
il propulsore a 2 valvole per cilindro dotandolo di un turbocompressore
KKK con scambiatore di calore, che arrivò a sviluppare circa
560 CV a 8500 giri/minuto (vedi anche Scheda
Tecnica). La lotta nel Campionato Marche si rivelò però
particolarmente difficile: il punto di riferimento era la
Porsche 935 che infatti monopolizzò l'intero Campionato.
La Silhouette accusò purtroppo diversi problemi,
ma nonostante questo si impose nel Giro d'Italia del 1976
con Carlo Facetti e arrivò ad un soffio dal bissare l'affermazione
anche l'anno successivo con alla guida Sandro
Munari. In
molte altre occasioni l'intervento di Parkes risultò determinante.
Nel 1975, per esempio, la Lancia decise di accettare un'altra
appassionante sfida, quella di affrontare con la Stratos
il Safari Rally. Nonostante la ritenessero poco indicata
per la massacrante gara africana, Munari riuscì nell'intento
di convincere i vertici della Lancia che si poteva vincere
anche sulle piste kenyote. A Parkes venne quindi affidato
il delicato compito di svolgere i collaudi: nei mesi precedenti
la gara segnalò da Nairobi la necessità di aumentare l'escursione
delle sospensioni (portandola da 10 a 18 centimetri) e inoltre
si accorse che il motore, appunto perché alloggiato in posizione
posteriore-centrale, era troppo esposto alla polvere sollevata
dalla ruote posteriori, e questo creava molti problemi.
Il
lungo ingegnere-pilota inglese aggirò l'ostacolo dando precise
disposizione al Reparto Corse di Torino affinché venisse realizzato
e sistemato posteriormente, un sistema di filtraggio che,
attraverso un cilindro e una ventola, separava la polvere
dall'aria.
Quell'anno
la corsa delle Stratos fu però penalizzata dai pneumatici
inadatti, basti pensare che Munari contò 11 forature. Nonostante
questo, il "Drago" era riuscito a mantenere la testa della
gara fino alle battute finali, quando l'ennesima serie di
forature lo costrinse a cedere la vittoria alla Peugeot 504
Ove Andersson.
Munari
concluse al secondo posto davanti al compagno di squadra Waldegard:
pur mancando la vittoria sul finale, aveva dimostrato, ancora
una volta a ragione, di credere nella impressionante potenzialità
della Stratos. La competitività e l'affidabilità anche sulle
micidiali piste del Safari era stata raggiunta grazie soprattutto
alle soluzioni studiate da Mike Parkes.
Due
anni più tardi, la coppia Parkes-Facetti aveva iniziato lo
sviluppo della versione turbocompressa a 24 valvole, che avrebbe
rappresentato la massima evoluzione della Stratos: il progetto
però restò incompiuto. Mike Parkes perse la vita in un banale
incidente stradale il 28 agosto del 1977. Aveva 45 anni.
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