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Ivano Chiapatti

I suoi modelli sono vere opere d’arte. Si è cimentato nella riproduzione in scala di Formula 1, vetture GT, ma la sua vera passione sono i rally. È uno dei leader mondiali del modellismo statico: Ivano Chiapatti, noto a tutti gli appassionati con il marchio di Racing43.
Nato a Santhià, in provincia di Vercelli, il 20 aprile del 1954, ha coltivato fin da ragazzo la passione per il modellismo. Si diletta nell’elaborazione degli unici kit in circolazione, quelli in plastica della Tamiya: utilizza solo alcune parti della scatola di montaggio originale, come i cerchi, le gomme e vari particolari del motore, ma modifica tutto il resto per costruirsi da zero le carrozzerie delle Formula 1 italiane, come le Osella e le Alfa Romeo.
Capisce di avere una dote innata, una manualità che in seguito, lo renderà famoso in tutto il mondo.
A soli 17 anni, per quella che diverrà una fortunata coincidenza, lavora presso alcune carrozzerie e può così affinare le sue capacità, imparando anche la lavorazione del metallo: si dedica perciò all’elaborazione di qualche modello in scala 1/43 della Solido e, quasi per caso, entra in contatto con un negozio di Milano che gli commissiona i primi lavori.
È allora che comincia a diffondersi la voce sull’abilità del modellista piemontese.
Bruno Cinti dell’Equipe Tron di Torino, gli affida il compito di realizzare alcune scocche in resina da sostituire a quelle in metallo nei modelli Solido: i primi prototipi di Chiapatti sono la Lancia Rally 037 e la Fiat 131 Abarth. Nascono grazie a questa intuizione i “transkit” che in breve tempo conoscono un grande successo cambiando il modo di interpretare il modellismo moderno.
Tra i primi a capire che le qualità di Ivano Chiapatti possono fare la differenza sul mercato è Paolo Tron che presenta il valente modellista a Claudio Riva della Meri Kits: senza perdere tempo l’imprenditore ligure gli commissiona il prototipo della Beta Montecarlo Coupé Gruppo 4.

Comincia una proficua collaborazione che poterà il modellista piemontese a firmare per conto della Meri Kits, alcuni tra i modelli più riusciti e di maggior successo.
Nel 1988 però, Ivano Chiapatti giunge ad un bivio: può continuare la sua attività di prototipista per uno dei marchi più prestigiosi sul mercato (la Meri Kits, appunto) oppure tentare una nuova avventura e mettersi in proprio:
“Non si trattava soltanto di scegliere se continuare a lavorare con Riva oppure fare tutto da solo. - racconta Chiapatti - Probabilmente, contavano di più alcune delusioni che in quel periodo ho accumulato.”
Quali delusioni?
“Si possono criticare le linee di un modello: tutti possono sbagliare, anche se a volte, il successo che lo stesso riscuote sul mercato sembra affermare l’esatto contrario. Ma io mi sono sempre e soltanto occupato della realizzazione del prototipo e quindi, non trovavo giusto che venissi accusato se le parti che componevano il modello finito non combaciavano perfettamente: non ero io ad occuparmi degli stampi.”
Scusa, ma per ottenere un kit, mi pare di capire, ci sono passaggi che non dipendono soltanto dall’opera del prototipista…
“Il primo prototipo - prosegue Chiapatti - viene realizzato in una scala superiore, poi si provvede all’esecuzione di un modello nelle dimensioni reali (stampo Schilling); poi c’è lo stampo in cera da cui si ottiene la fusione. Quest’ultima, se necessario, viene corretta e da essa si ricava lo stampo vero e proprio per ottenere la produzione del modello finito. Però, se in uno qualsiasi di questi passaggi non si rispettano le linee, le dimensioni, oppure i processi vengono realizzati senza la necessaria cura, anche un piccolo errore può risultare amplificato.”
E tu, come mi hai detto, ti occupavi soltanto del prototipo iniziale:
Esattamente: io non prendevo parte alle altre fasi della lavorazione e per questo era lecito che dubitassi che tutti gli eventuali errori dipendessero sempre da me…”

Così hai deciso di accettare una nuova sfida:
“Volevo davvero accertarmi che, seguendo personalmente ogni singola fase, il prodotto finito avesse le stesse linee e dimensioni del prototipo iniziale. Per questo, sul finire del 1988 decisi, di comune accordo con mia moglie Loretta, di iniziare l’attività in proprio. Loretta mi è sempre stata vicino ed è anche la mia più grande supporter. Forse più di me, non accettava le critiche gratuite che mi venivano mosse, soprattutto quando, come ti ho spiegato, non dipendevano dal mio operato. Nota bene: devo molto a Claudio Riva, mi ha insegnato tanto negli anni in cui ho lavorato con lui, ha un’ottima visione del modello, ma sentivo che per me era giunto il momento di occuparmi di tutto il processo produttivo.”
Quella di Ivano e Loretta fu una scelta coraggiosa, ma quanto mai azzeccata. Racing43 è oggi un vero e proprio punto di riferimento nel settore: all’attivo centinaia di voci in catalogo, tra modelli e accessori per kit, che vanno dalla consueta scala 1/43 alla più dettagliata 1/24. Ultimamente, per completare la già ricca produzione, ha iniziato la realizzazione di alcuni modelli nella scala 1/18, misura che sta riscuotendo sempre maggiore consenso tra i collezionisti.

A poche centinaia di metri dall’uscita autostradale di Santhià, sorge la struttura di 700 metri quadrati dove trovano lavoro una dozzina di persone. Tutto il personale addetto alla produzione (calchi, centrifughe, montaggio, magazzino) sono assistiti dallo stesso Chiapatti e al socio Renato (che si occupa prevalentemente degli stampi). Lo staff si compone poi della moglie Loretta, che cura i rapporti con i rivenditori (ma che si cimenta anche nel montaggio dei kit); la figlia Milena, responsabile della vendita per corrispondenza, che realizza inoltre i disegni che compongono le istruzioni di montaggio; infine, Marco Faustini, detto “Bedo”, che oltre a ricoprire il ruolo di responsabile per il mercato estero, è il disegnatore a cui fa riferimento Chiapatti per la realizzazione delle “matematiche” al computer, delle fotoincisioni e delle decals.
Grazie alle moderne apparecchiatura per lo stampaggio dei modelli sia in metallo che in resina, Racing43 è divenuto nel tempo un valido supporto per numerose case modellistiche. Ma nei locali di Santhià si stampano anche trenini elettrici e addirittura i piombini per il tappo dello champagne!
“Potessi - afferma Chiapatti - realizzerei soltanto vetture da rally, che sono la mia vera passione. Ma Racing43 deve oggi assicurare il lavoro per pagare i dipendenti e tutti i costi di gestione.”
Nella vita professionale, Ivano Chiapatti ha realizzato più di cento prototipi, ma quando gli chiedo quale tra questi predilige, risponde così:
“Potrà sembrare banale, perché adesso sto parlando con te, ma il modello che mi ha dato le più grandi soddisfazioni e proprio la Lancia Stratos! Poi ci sono la Delta S4, la 037 e la Deltona.”

Chiapatti ha realizzato nel tempo ben tre prototipi della Stratos:
“Il primo è stato per la Meri Kits, anche se il risultato non era proprio quello che mi aspettavo. Per questo, quando ho deciso di fondare la Racing43, il primo modello prodotto è stato proprio quello della Stratos. Forse anche per questo motivo ci sono affezionato.”
Le tecniche di realizzazione però, erano quelle di sedici anni fa e pertanto, sapendo che il margine di miglioramento era ancora ampio, quattro anni fa, Chiapatti ha deciso di rimettere mano al modello.
“Una ditta giapponese mi aveva commissionato alcuni modelli nella scala 1/24: decisi che non era conveniente pantografare il vecchio modello in 1/43, ma fosse necessario ripartire da zero.”
La scala più grande imponeva un maggior dettaglio e Chiapatti decide di ridisegnare un nuovo modello partendo dalla vettura originale.
Si dedica alla ricerca di tutto il materiale inerente la Stratos: ottiene da Bertone i disegni originali, quelli di Gandini e i successivi realizzati dal Reparto Corse della Lancia.
Smuove tutte le sue conoscenze: si avvale della collaborazione di Aldo Zanone e Fausto Ostano, titolari dell’officina Autosport di Gaglianico (VC), i più noti restauratori e conoscitori della Stratos; ottiene la consulenza di Luigino, il più autorevole “carrozziere” della Stratos e infine, grazie all’amicizia con Thomas Popper, può accoglie nel capannone di Santhià la Stratos del collezionista svizzero, per procedere ai rilevamenti sul modello reale.

“Grazie alla disponibilità di Thomas, ho potuto realizzare il modello con assoluta precisione. Ho ricoperto la macchina di carta da figurini, prendendo dei rilevamenti ogni 30 centimetri.”
Mentre racconta, mi mostra soddisfatto tutti i disegni e i rilevamenti che hanno permesso di realizzare il nuovo modello.
“Di fatto potevo, piegando la carta in corrispondenza delle misurazioni, ricostruire la vettura nelle dimensioni reali. Anche se di carta…”
Le grandezze tridimensionali ricavate, vengono caricate sul computer e poi confrontate con le quote dei disegni di Bertone. Non c’erano più dubbi: quello ricavato è il modello più attendibile mai realizzato della Lancia Stratos!
È stato un lavoro molto lungo, ma che ha dato a Chiapatti grande soddisfazione.
Anche la nuova edizione in scala 1/43 parte dallo stesso modello?
“Non ho fatto altro che ridurre la scala dall’1/24 a 1/43: è lo stesso modello, frutto dello stesso disegno e dello stesso lavoro.”
Grazie alla dovizia nella realizzazione di questo modello, Chiapatti è stato chiamato ha produrre, sempre nella scala 1/43, il kit completamente apribile per il marchio giapponese Make-Up: un altro gioiello firmato dal maestro di Santhià.
Alcuni mesi fa, Racing 43 ha realizzato il proprio modello con cofano posteriore apribile, che va ad aggiungersi alle versioni già in catalogo della Stratos.
Computer, matematiche, simmetrie… oggi il tuo lavoro ha a disposizione consistenti aiuti?
“Grazie ai computer è più semplice realizzare un prototipo, anche se io preferisco, quando posso, scolpire “dal pieno”. Però ho un ottimo disegnatore (Marco Faustini n.d.r.) che è grado d realizzare le “matematiche” di un modello, anche se se sono sempre io a controllarne i volumi. Inoltre, Racing43 realizza i propri modelli in diverse scale, 1/43, 1/24 e recentemente anche in 1/18: grazie alle “matematiche” sono in grado di sfruttare al meglio il lavoro per realizzarlo nelle varie scale.”

Che cos’è per te, Racing43?
“È la realizzazione di un sogno.”
Dopo tanti anni hai ancora la stessa passione di quando hai cominciato?
“Quando la perderò, sarà giunto il momento di cambiare lavoro.”

 
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