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La Stratos Mania
Negli anni settanta, quando la Lancia Stratos dominava la scena rallystica internazionale, avevo poco più di 10 anni e grazie al lavoro svolto da mio padre ebbi la fortuna di vedere da vicino la “regina dei rally”.
Mio papà è stato uno degli ultimi artigiani che si specializzarono, a partire dagli anni sessanta, in una professione, quella del pittore letterista, che i moderni personal computer hanno mandato in pensione prima di quanto abbia fatto con loro la previdenza sociale...
Oggi si potrebbe dire che il suo lavoro si poneva a metà tra il verniciatore e il creativo: in parole povere, il pittore letterista, era un “artista” della carrozzeria, che dipingeva le sue opere non sulla tela ma sulla lamiera di furgoni e automobili...
Il babbo aveva frequentato le scuole Salesiane e dopo il diploma era fin troppo facile, in una città come Torino, pensare ad una assunzione presso gli uffici della Fiat, dove tra l’altro per anni aveva lavorato suo padre, mio nonno che, neanche a dirlo…, si chiamava Giovanni proprio come me…!
Ma il babbo faceva parte di quegli uomini che inseguono le proprie idee, a volte in maniera anacronistica, in nome dei propri ideali. Per questo rifiutò l’impiego presso la Fiat e decise di fare ciò che più gli piaceva: disegnare e creare per conto proprio.
Così, con uno zio carrozziere, cominciò a disegnare stemmi, marchi e scritte su furgoni, pullman, autobotti, cartelloni, insegne pubblicitarie e, solo in seguito, sulle macchine da corsa che cominciarono così ad abbellire loro carrozzerie.
Tra i primi clienti “sportivi” del babbo ci fu un tale… Carlo Abarth, le cui auto erano caratterizzate dall’inconfondibile scorpione…
Il costruttore austriaco, figlio di un altoatesino di Merano, aveva soprannominato mio padre “il pittore” è fu tra i primi estimatori del giovane Michele. Pur lavorando tra i bolidi allestiti nello stabilimento di Corso Marche, il babbo non volle mai prendere la patente di guida e pedalò tutta la vita in sella alla sua fida bicicletta. Sono molti gli aneddoti che il babbo amava ricordare di quel periodo: Abarth si infuriava quando arrivava in ritardo, ma era sempre pronto a complimentarsi con lui con quella curiosa frase «io non so come tu fare» che ripeteva alla fine di ogni lavoro...
Nei primi anni settanta, il babbo iniziò a lavorare presso la Pubbli Auto, uno dei laboratori più conosciuti per questo tipo di realizzazioni. Dal laboratorio torinese uscivano, tra gli altri, i lavori realizzati per il Reparto Corse della Lancia e della Fiat.
Ricordo le Lancia Fulvia, quelle sponsorizzate dalla Marlboro, le 131 Abarth nelle varie versioni, ma tra tutte la mia preferita era senza dubbio la Lancia Stratos.

Tra i tanti ricordi, non potrei dimenticare anche quelli legati a mia madre, che ha trascorso gran parte delle sue serate ad aspettare, affacciata alla finestra di casa, che dal fondo della via apparisse quella piccola luce, il faro della bicicletta del babbo, che annunciava finalmente il suo ritorno a casa. Il babbo non c’era quasi mai, lavorava sempre fino a tardi, ma ricordo che qualche pomeriggio il nonno veniva a suonare alla porta di casa per dire alla mamma che su, al piano di sopra, c’era “Michelino” al telefono. Si perché…, anche il telefono era un lusso che ancora non potevamo permetterci, ed era grazie ai nonni che ogni tanto era possibile fare o ricevere qualche telefonata…
Quando la mamma tornava, la vedevo trafficare in cucina: di solito preparava dei panini con pomodoro e mozzarella poi mi diceva di vestirmi perché dovevamo uscire…
Con l’autobus (se non c’era il telefono, figuriamoci l’automobile…) si andava a trovare il babbo alla Pubbli Auto, che si trovava nel quartiere di Santa Rita.
Per me era sempre una festa: tutte quelle vernici, le pistole a spruzzo, le pareti piene di poster di auto da corsa; era come trovarsi nei paese dei balocchi!
E mentre pasticciavo tra le vernici, da lontano si udiva un rumore, dapprima un suono sordo, come quello di onda che a distanza si carica e poi si infrange sulla riva: poi il suono diveniva sempre più forte. Si caricava sempre più…
Era il rombo dei sei cilindri Ferrari che spingeva la Lancia Stratos. A volte una, a volte più, che si dirigevano dal Reparto Corse verso la Pubbli Auto. Era come un richiamo: anche gli altri intorno a me avevano sentito quel rombo, ed allora si dirigevano verso il portone per aprire le porte alla “regina”.
Alla guida delle Stratos a volte Gianni Tonti, Michele Noviello, dipendeva dalle occasioni.
Le Stratos arrivavano in parata, tutte di colore bianco immacolato, riempivano l’aria con un frastuono assordante: sui balconi delle case la gente usciva incuriosita, mentre gli scoppiettii del motore rimbombavano nel petto come l’onda d’urto di tante micro-esplosioni…
Poi dal sedile di guida un movimento della mano azionava un pulsante e tutto intorno tornava il silenzio.
La regina aveva smesso di ruggire. Era pronta a rifarsi il trucco…

   
 
     
     
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