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Gianmario Francone

Tra i tanti piloti privati che si cimentarono al volante della Lancia Stratos nei primi anni ’80, uno in particolare è ricordato per il suo stile di guida istintivo e spettacolare: Gianmario Francone.
Meglio conosciuto come Frank"ONE", così come appariva simpaticamente scritto sulle fiancate della sua Stratos, comincia a correre, poco più che ventenne, al volante di una Fiat 124 berlina per passare poi in rapida successione alla Spider 1600, Spider Abarth, Porsche 911 Gruppo 3 e Fiat 131 Abarth. Due sono invece le stagioni con la Stratos del Team Brunik, prima di concludere la sua esperienza sportiva al volante di una Lancia Rally 037.
"Nel cuore mi è rimasta la Stratos - afferma - era una vettura dal fascino irresistibile: la 037 era più veloce, persino più facile da guidare, ma la Stratos era proprio un’altra cosa…”
Negli anni dell’epopea rallystica, i fratelli Gianmario e Andrea Francone, inseparabili compagni d’avventura nella vita così come nelle competizioni, affrontarono l’esperienza sportiva con slancio e ironia.
“La Stratos restò per molto tempo una vettura irraggiungibile - prosegue - poi mio fratello ed io, con qualche sacrificio in più, riuscimmo a coronare questo sogno. E tutto continuò con lo stesso entusiasmo di sempre: all’epoca noi piloti privati eravamo un po’ guasconi un po’ goliardi ma c’era anche un profondo rispetto. Quel mondo così rumoroso e colorato ci regalava davvero forti emozioni! E’ vero, c’era il conto alla rovescia, 5, 4, 3, 2, 1, via!, ma a travolgerci era ciò che stava attorno. I rally avevano una vivacità completamente diversa: probabilmente meno professionalità rispetto ad oggi, ma più spirito di gruppo, tutti con la stessa voglia di divertirsi.”

La Stratos era dunque un “oggetto” del desiderio?
“Ero in Sardegna per disputare uno dei miei rally preferiti: il Costa Smeralda. Mentre attendevo pazientemente il mio turno, osservavo con invidia, mista ad ammirazione, passare, l’una dopo l’altra, le numerose Stratos sulla pedana di partenza di Porto Torres. Al tempo stesso però, mi domandavo come potessero dominarla, come fosse possibile essere veloci lungo i terribili rettilinei in terra battuta con una vettura così corta e potente. Pensavo: ma questi sono proprio matti! Io non ne sarei mai capace! L’anno successivo invece, mio fratello ed io prendevamo il via della competizione sarda proprio al volante di una corta e potente Stratos. Sfortunatamente però, abbiamo dovuto abbandonarla sull’isola, come mirabile testimonianza del nostro passaggio… Era distrutta e tornammo a casa riportando indietro solo il casco e i guanti!”
Entrambe le Stratos che utilizzarono in altrettante stagioni i fratelli Francone, erano curate dal noto preparatore di Valenza, Piero Gobbi.
“Il primo vero ricordo legato alla Stratos risale al 1979 quando decidemmo di acquistarne una che Piero stava ultimando di montare nella sua officina di Valenza. Finisci di preparala, gli dissi, poi vengo a provarla. Detto, fatto. Poche settimane più tardi, all’imbrunire, nelle campagne che circondano la capitale orafa, imboccammo una strada in discesa, una di quelle in terra battuta. Al suono dei primi sordi ruggiti mi sembrò ancora più difficile da domare: i fari illuminavano le curve che si succedevano l'una dopo l'altra. Il primo tratto lo affrontai timidamente, poi cominciai a spingere, sentivo che potevo osare un po' di più mentre il rombo dei sei cilindri sembrava riempire l'aria appena intorpidita. Solo quando Piero, che mi sedeva accanto, cominciò ad urlarmi di rallentare, capii che avevo qualche chanches!”

Anche a te facciamo la solita domanda: dimmi un difetto e un pregio della Stratos…
“Il passo corto che poteva sembrare un difetto, per me era un pregio. Nonostante si corresse costantemente il rischio di avvitarsi, sul misto era bellissima da guidare: venivo dall’esperienza fatta al volante della Fiat 124 prima e del 131 poi, dove era facile intraversarsi ed avere comunque sempre la situazione sotto controllo; con la Stratos non era altrettanto facile e per essere davvero veloce, era necessario guidare il più pulito possibile. Il mio stile di guida però, non era quello, e neppure per la Stratos facevo eccezioni: ero sempre di traverso... In questo modo riuscivo a fare anche 15 chilometri su una speciale di 10. Per questo i tempi non erano dei migliori, in compenso mi divertivo tantissimo! Al volante della Stratos avevi la sensazione di montare un cavallo di razza, un purosangue difficile da sottomettere. Poteva imbizzarrirsi senza preavviso, senza lasciarti nemmeno il tempo per rendertene conto: era nervosa e per questo, probabilmente, ancora più affascinante. Riuscire a dominare tutta quella potenza era una sensazione straordinaria! Con la 037, per esempio, queste sensazioni non le ho più provate: tutto era più preciso, assettato, millimetrico, senza sbavature…”
E un difetto allora?
"Non riesco a trovarne, è come una bella donna…”

Nato a Bra, il 10 ottobre del 1948, Gianmario Francone è uno stimato commerciante che però non ha perso la verve che lo rese così popolare nell’ambiente: simpatico, ironico con se stesso e sempre pronto alla battuta. Dimostrò di possedere buone capacità che unite alla tenacia gli consentirono ottenere buoni risultati, nonostante il poco tempo da dedicare alle corse. Come curavi la messa a punto della tua vettura?
“Per me non faceva alcuna differenza, bastava che ci fossero quattro ruote, un volante e almeno tre pedali là in fondo! - sorride, poi riprende - Mi hai fatto ricordare di quando al Rally della Lana del 1979 correvo con un caro amico, Beppe Corno, che in quella sola occasione aveva sostituito mio fratello, abituale navigatore. Durante la prima prova speciale il ritmo era davvero infernale, ero sempre di traverso, direi al limite delle mie possibilità: ho ancora impressa una Chiesa in pietra che sembrava corrermi incontro… Entrambi tememmo di trovarci improvvisamente a pregare davanti all’altare! Beppe mi urlava nelle orecchie le note, a volte urlava soltanto…, ma quello che non riuscivo a capire era il motivo per il quale solo una settimana prima, al rally delle Valli Canavesane, la Stratos era perfetta: riuscivo a guidarla senza problemi. Qui invece, anche quando non volevo intraversarmi, la Stratos lo faceva di sua iniziativa. A fine prova scopro con sorpresa che il nostro tempo era pari a quello che l’anno precedente aveva fatto segnare un certo… Bettega! All’assistenza faccio presente a Gobbi delle difficoltà alle quale avevo dovuto far fronte, anche se non potevo nascondere la soddisfazione per l’impresa cronometrica…
«La Stratos non è quella della settimana scorsa, è troppo nervosa, non riesco a tenerla: puoi controllarmi le gomme?» Gobbi prende un manometro e scopriamo che non c’era un pneumatico alla stessa pressione! 1,8 una, 2,2 l’altra… Fatta la pressione siamo ripartirti, e i tempi sono tornati nella media personale! Questo ti spiega quanta attenzione avessi mai prestato alla messa a punto della mia vettura: praticamente zero!"

Su quale base sceglievate i rally ai quali partecipare? Quanto tempo dedicavate alle prove, in un periodo dove non esistevano quasi limitazioni?
“Prevalentemente sceglievamo quelli vicino a casa… rubavano meno tempo del poco che già avevamo a disposizione. Nella maggior parte dei casi le note erano fotocopiate da qualche amico più scrupoloso e soprattutto ben disposto a lasciarcele! Abbiamo anche corso un Rally di Sanremo: per molti ancora oggi un sogno, una gara da preparare con cura, all'epoca anche un mese prima. Provare con il muletto, trovare una sistemazione in albergo: io invece dissi a mio padre che era necessario andare a far visita ad un negozio in riviera. Così partii con il furgone, carico di tutto il campionario di abbigliamento che poi abbandonai sul lungomare dove mi stava aspettando il meccanico con la Stratos ancora saldamente ancorata sul carrello. Andammo a verificare senza neppure aver provato un metro delle prove speciali e la gara era valida per il Campionato del Mondo! Quell’anno mi capitò una cosa molto simpatica: non perché io andassi forte, ma piuttosto perché gli altri equipaggi Lancia si erano ritirati, al termine della prima giornata di gara mi ritrovai ad occupare la 10° posizione assoluta… La mattina seguente, mentre continuavo a dormire tranquillo in albergo, mi chiamano per avvisarmi che qualcuno della Lancia mi stava cercando. Stanno cercando proprio me? Volevano offrirmi l’assistenza “ufficiale”! Ero a mille, anche se il sogno si infranse proprio sulla prima prova speciale quando, forse per l’esaltazione di quella promozione sul campo, esco di strada rovinosamente! La mia carriera da “ufficiale” era durata solo pochi chilometri…”

Anche al Sanremo mondiale con le note fotocopiate e senza muletto?
“Certamente! Provavamo poco, a volte anche male, sempre in lotta con il tempo, anche prima che la gara avesse inizio! Il nostro muletto era una Mercedes Diesel di colore verde pisello che usavamo anche per lavoro: avevamo fatto montare la slitta paracoppa in avional: penso proprio si trattasse dell'unico esemplare al mondo con tale accessorio! Ad un rally dei Monti Savonesi, per esempio, un amico ci consegna poco prima del via le sue note fotocopiate. Era un tipo davvero scrupoloso… Partenza della prima prova speciale: 5, 4, 3, 2, 1, via! Andrea comincia a leggere una nota che ricordo testualmente:
«sinistra-5-per-destra-3-chiude-pelare-roccia-in-uscita-allarga-anticipa-tornante-sinistro». Quando finì di leggerla avevamo già finito la speciale!”
Tuo fratello dunque si fidava ciecamente…
"Da sempre, se andiamo in macchina da casa all’ufficio, mi ripete di andare adagio: invece quando saliva in macchina per affrontare un rally diventava una sfinge, serio, calmo, imperturbabile. Abbiamo sempre corso insieme, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Al
«100.000 Trabucchi» stiamo percorrendo una speciale in discesa: al fondo di un rettilineo arrivo un po’ lungo e centro in pieno un paracarro, uno di quelli in pietra... Il cofano ne esce malconcio, si rompono i fari che solo all’assistenza riescono a rimettere insieme con tanto scotch e filo di ferro. Durante il trasferimento Andrea, che fino ad allora non aveva aperto bocca, all’improvviso mi dice: «io non corro più». Ma come? gli rispondo, e lui torna a ripetermi la stessa cosa aggiungendo «questa volta ho avuto paura».”

E abbandonò sul serio?
“Mancavano ancora un paio di speciali al riordino, così lo convinsi a continuare con la promessa che la nostra gara sarebbe finita lì. In realtà speravo che continuando il rally avrebbe cambiato idea. Invece al riordino prende armi e bagagli e mi molla senza ripensamenti! Era da poco passata mezzanotte ed eravamo solo a metà percorso: proprio non mi piaceva l’idea di tornare a casa.”
Così la tua gara finì lì…
“Beh, cosa successe a quel riordino proprio non posso raccontartelo… Sappi solo che trovai il modo di continuare..."
E tuo fratello?
“Era già tornato a casa…”
A questo punto, conoscendo Frank“One”, meglio non indagare… Passiamo ad un’altra domanda: dove ti piaceva di più guidare  la Stratos?
“Sulla terra: un sogno dominarla sui fondi a scarsa aderenza. Ricordo che quando si aggredivano i lunghi rettilinei della Costa Smeralda, piantavo con forza il piede sinistro sulla pedana, il destro sull’acceleratore e poi… era come se mi violentassi! Era una sfida continua. L’adrenalina raggiungeva i massimi livelli. Sapevi che, con quel passo così corto, sarebbe bastato un attimo per avvitarsi: eppure, un allungo dopo l’altro, si rinnovava quella sensazione eccezionale !”
Parlami dell’orsacchiotto di peluche…
“Ah, l’orsacchiotto della Giovanna! - scoppia a ridere ripensando a questo particolare - La moglie di Gobbi, la simpatica Giovanna appunto, amava nascondere un orsacchiotto di peluche su una macchina diversa ad ogni gara: era una sorta di portafortuna, ma visto che funzionava si scatenava una vera e propria caccia al tesoro per scoprire chi era il fortunato possessore dell’orsacchiotto! Cose buffe, ma che ricordo con immenso piacere e, perché no, con un po’ di nostalgia.”

La tua gara più bella con la Stratos?
“Messina del 1982. Avevamo vinto al Radiocofani, secondi a Imperia, ci giocavamo la gara con Zambuto al volante della Porche 911. Ebbe inizio una guerra coi cronometristi per alcune anomalie riscontrate sui nostri tempi e su quelli fatti realizzare da Zambuto. Forse il nervosismo, forse la tensione, ma quella è stata la gara più bella, dove ho guidato al meglio delle mie possibilità. Era anche una delle ultime occasioni con la Stratos, prima di passare alla 037. Ricordo di aver detto ad Andrea di stringersi bene le cinture perché anche «sui cerchi» saremmo arrivati alla fine! Ci dividevano da Zambuto una manciata di secondi, e invece… Proprio sull’ultima speciale esco si strada su un
«destra 4» preso un po' troppo allegramente: peccato. Vince Zambuto.”
Qual’è stata la tua ultima gara sulla Stratos?
“Dunque... non ricordo... Ah, si! L’ultima gara con la Stratos è stata una prova del Campionato del Mondo: il Rally di Carmagnola…!”
Frank“One” non cambierà mai!

 
     
     
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