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Tony
Carello
Se
non fosse per i capelli brizzolati, direi che quello che ho davanti
è il simpatico ventisettenne fresco vincitore del titolo
Europeo Conduttori Rally. Invece sono passati ben ventiquattro anni
da quel fantastico 1978 dove Tony Carello domina la stagione al
volante della Stratos.
"Questo - racconta Carello - è lo spirito
con il quale abbiamo affrontato le trasferte di quel campionato:
io guidavo il muletto, di solito era una Beta Coupé; Maurizio
Perissinot, il mio navigatore, mi seguiva al volante del Fiat "238",
il furgone con dentro i pneumatici e i ricambi. In quelle condizioni
si andava a correre in Spagna, in Grecia, in Belgio
Solo in
gara ci sentivamo davvero un equipaggio "ufficiale", con
tutti quei meccanici che ci giravano intorno. C'era addirittura
chi puliva il parabrezza della nostra Stratos! Che lusso!"
Il
Campione è rimasto quello di sempre, non ha perso la simpatia
e la voglia di scherzare: quando parla di quegl'anni si illuminano
gli occhi. Tony Carello è nato a Torino il 10 marzo del 1951
ed esordisce, appena diciannovenne, nelle cronoscalate alla guida
una A112; due anni più tardi partecipa al suo primo rally,
il San Martino di Castrozza, con una Fiat 125. I risultati arrivano
rapidamente e dopo una breve parentesi al volante di una Opel Kadett
Gte Gruppo 1, guida dapprima la Beta Coupè del Jolly Club
e successivamente quella ufficiale della Reparto Corse Lancia. L'anno
successivo Cesare Fiorio lo conferma nella squadra. Questa volta
però, al volante della Stratos.
"Il mio esordio con la Stratos avviene al 4 Regioni del
1976, dopo aver provato tutta la gara con una Beta Coupé
A quei tempi essere un pilota ufficiale, anche se di una grande
squadra come la Lancia, non significava avere particolari privilegi:
sono salito sulla Stratos per la prima volta pochi minuti prima
di prendere il via
"
Carello è stato uno dei migliori interpreti al volante della
Stratos: un pilota dallo stile di guida "pulito" e veloce,
molto veloce, come lo ricordano gli stessi compagni di squadra.
"Avrei voluto correre in pista e diventare pilota di Formula
1 - prosegue - ai rally proprio non ci pensavo
però,
prima mio fratello Fausto e poi l'amico Alcide Paganelli, mi hanno
trascinato nelle gare su strada."
Alla fine non si dimostrò una scelta così sbagliata
Ma è proprio con la Stratos che Tony Carello raggiunge i
massimi livelli, anche se il suo non è stato un rapporto
facile.
"La Stratos era molto difficile da assettare perché
disponeva di moltissime regolazioni. Tecnicamente era magnifica.
Ma ero anche il più giovane pilota della squadra e per questo
non mi era concesso fare dei test: quelli potevano permetterseli
solo i colleghi più blasonati, che erano impegnati nelle
gare di campionato mondiale, come Munari,
Pinto e Waldegard.
Per giunta, nessuno mi aiutava a capire il comportamento della vettura
Così, per un anno e mezzo, ho continuato a guidare con l'assetto
di qualcun altro e questo significava avere tra le mani una vettura
sempre nuova da domare: ci capivo sempre meno! Mi prendevo degli
spaventi incredibili, la Stratos si intraversava anche in terza
e quarta marcia! I miei compagni di squadra erano dei "coraggiosi",
io invece guidavo in maniera diversa: l'impostazione era quella
della pista e il mio stile risultava meno spettacolare. Trovavo
grandi difficoltà e facevo fatica in qualsiasi condizione."
Comunque,
arrivare quinto all'esordio con la Stratos è stato un ottimo
risultato.
"Un ottimo risultato dici? Niente affatto! Al termine della
gara ero furioso: sentivo di aver fatto una figuraccia, quinto al
volante della Stratos! Avevo vinto "solo" una prova speciale!
Come avrei potuto essere contento? A dire il vero però, mi
ero trovato ad affrontare la prova speciale numero sette, tutta
su asfalto, con le gomme MS da terra! In seguito bucai per ben tre
volte di fila e così alla fine, giunsi "solo" quinto
assoluto
"
Ma la Stratos era davvero così difficile da domare?
"Era molto corta e questo, almeno per il mio stile di guida,
rappresentava un difetto: molto agile nello stretto, però
poco sincera nel veloce."
Qual'era allora un suo pregio?
"Senza dubbio la motricità: sulla terra spingeva
sempre, aveva una coppia fantastica. E poi ricordo anche la gioia
nel mettersi al volante: sulla Stratos ti accorgevi subito di essere
seduto su una macchina da corsa."
Alla
fine hai trovato anche tu il modo per addomesticare la "bête
a gagner"
"Dopo ben due anni, nel 1978, in occasione del Rally dell'Isola
d'Elba. Quando mi consegnano la vettura, poche ore prima della partenza
(naturalmente!) mi dissero che avevano preparato un assetto che
rappresentava un buon "compromesso" tra la terra e l'
asfalto, visto che la gara si disputava su entrambi i fondi. Io
e Maurizio Perissinot saliamo a bordo e ci lanciamo lungo il percorso
di una prova speciale che conoscevamo a dovere. Dopo una sola curva
mi rivolgo verso a Perissinot e gli urlo: "Icio, ci siamo!"
All'improvviso la Stratos seguiva perfettamente le mie traiettorie:
io amavo la guida sottosterzante, con il muso che ti "va via",
una guida difficile e a volte rischiosa, però estremamente
redditizia. Da quella gara la Stratos era davvero mia! Finalmente
avevo trovato il mio assetto."
Nonostante questo, è giusto ricordare che anche in precedenza,
al volante della Stratos, ti eri fatto notare per i buoni risultati.
"Nonostante fosse stato difficile correre in quelle condizioni,
non posso certo lamentarmi! Ho dei ricordi molto belli legati alle
stagioni che hanno preceduto la vittoria nel Campionato Europeo,
anche se a me interessava correre nel mondiale
"
E nel 1977 partecipi finalmente a due gare iridate, Sanremo e Corsica.
"Sanremo è stata la gara d'esordio nel Campionato
del Mondo: al termine della prima tappa sono secondo alle spalle
del caposquadra Sandro Munari. All'inizio della seconda il "Drago"
rompe il cambio e mi ritrovo in testa alla classifica davanti ad
Andruet, Verini e Waldegaard. Nel frattempo si alza una fitta nebbia
e sul Quazzo, purtroppo, finisce la mia gara
Conosco bene
quella prova e sto andando forte nonostante la visibilità
sia ridotta al minimo. Gli spettatori che si trovano in cima al
colle hanno invaso la sede stradale e quando sopraggiungo, all'improvviso,
si spostano: per un istante perdo la concentrazione e di conseguenza
anche la traiettoria
Sbatto violentemente contro il guard-rail.
La Stratos è ko"
In
Corsica invece riesci a concludere.
"In Corsica arrivo quarto, ma gli aneddoti per quella gara,
si sprecano
Durante le ricognizioni avevamo finalmente a disposizione
una Stratos come muletto! Provammo il 70% del percorso e su alcune
prove riuscimmo a fare persino tre passaggi. Eravamo davvero soddisfatti.
Una notte, durante le ricognizioni lungo le insidiosissime prove
dell'isola, affrontiamo una discesa in quinta piena
Il mozzo
posteriore, che aveva un difetto di fusione, si trancia lungo la
saldatura. Non si stacca completamente ma resta attaccato al telaio
con la ruota aperta di 45°
La Stratos comincia a sbattere
come una palla da biliardo tra i parapetti in pietra. Poi urta frontalmente
la montagna e finisce in testa coda: uno, due, giravamo come all'interno
di una lavatrice! Finalmente, arriva anche l'ultima botta. Mi rivolgo
a Icio dicendogli che per questa volta ci è andata bene.
Stiamo per slacciarci le cinture quando
"atterriamo"
sul tetto in fondo a un canalone! Cos'era successo? Pensavamo di
essere fermi e invece eravamo ancora in volo, per giunta rovesciati!
Maurizio si procura un taglio profondo sulla testa, io sono dolorante
alla schiena. Ci trasportano in elicottero a Torino, dove ci sottopongono
ad una accurata visita: tutto bene. Ci rispediscono in Corsica dove
finiamo di prendere le note, quel 30% che ancora ci mancava, ma
non facciamo in tempo a correggerle. Questa volta per le ricognizioni,
ci mettono a disposizione una Beta HPE
Questo è il
bilancio alla vigilia della partenza della nostra seconda gara in
Campionato del Mondo: 70% delle note corrette 30% di note con un
solo passaggio a bordo della Beta HPE
"
E in gara che succede?
"Lungo la prima speciale, dopo pochi chilometri, buco e
perdo sette minuti: siamo 40° e già costretti ad inseguire
La prima tappa del rally è di 28 ore, una sola di intervallo:
dico a Perissinot che bisogna "tirare" per recuperare
e a metà gara siamo risaliti in 11° posizione. Davanti
a noi parte Vincent, con la Fiat 131 Abarth, ma non riesco mai a
raggiungerlo: nelle speciali più lunghe, con enorme fatica,
rosicchio al massimo 6-7 secondi
Uno sforzo incredibile, ero
stanchissimo e accusavo forti dolori al collo, a causa dell'incidente
durante le ricognizioni."
Eppure
all'arrivo sei quarto assoluto.
"La gara cambia volto quando ormai i giochi sono pressoché
già fatti
Durante un assistenza incontro Claudio Maglioli
che mi chiede come sta andando: male naturalmente! Sono a pezzi,
dolorante, e la Stratos manca di potenza. Maglioli sgrana gli occhi:
"ti manca potenza?" domanda. Gli rispondo che non ho motricità
neppure in uscita dai tornanti. "Ma non ti hanno detto
".
Cosa avrebbero dovuto dirmi? Il motore che aveva preparato nella
sua officina di Biella era sperimentale, con la testata a due valvole
invece di quattro, già in configurazione 1978. Abbiamo superato
la metà gara e solo allora scopro che quel motore non lo
devo portare a 7.400 giri come di consueto, ma bensì aumentare
fino a 8.200! Nella prova successiva, dopo pochi chilometri, raggiungo
la 131 Abarth di Vincent e la sorpasso
Alla fine del rally
siamo terzi assoluti davanti a Fulvio Bacchelli con l'altra 131,
quella ufficiale: il "capo" [Cesare Fiorio ndr] mi dice
che devo pagare un minuto all'ultimo controllo orario per permettere
a Fulvio di superarci visto che il Campionato del Mondo è
ormai alla portata della Fiat 131 Abarth
"
Qual è stata la gara più bella e quella più
brutta con la Stratos?
"La più bella sicuramente l'Elba del 1978, perché
mi sono davvero divertito tantissimo. La più brutta, sempre
nello stesso anno in Belgio, a Ypres,. La striscia d'asfalto delle
prove speciali era più stretta dell'asse posteriore della
Stratos e quindi l'esterno dei pneumatici era costantemente sull'erba:
non riuscivo a dominarla. Pond invece, al volante della Tryumph
Tr7, poteva scaricare tutta la potenza grazie alle dimensioni più
ridotte al retrotreno: mi massacrò per tutta la durata della
gara!"
Qualche rimpianto?
"Rimpianti? Uno solo, al giro d'Italia del 1979. Corro in
coppia con Andrea de Cesaris, che avrebbe dovuto guidare la Stratos
in circuito. Mentre Andrea è al volante gli chiedo di fermarsi
perché sento un rumore strano provenire dal motore
Salgo in macchina e tre giri dopo esplode la scatola degli ingranaggi
del cambio e si verifica un principio di incendio. De Cesaris, che
assiste dai box alla scena, pensa che la gara sia finita, quindi
saluta tutti e fa ritorno in Gran Bretagna. Io invece, quando vedo
il fumo uscire dal cofano posteriore, dirigo verso un commissario
che spegne l'incendio grazie a un estintore di servizi. Ai box il
guasto viene riparato. Ripuliamo la carrozzeria dalle tracce di
fumo e riprendiamo la corsa
L'ultimo giorno sono secondo assoluto
e ancora in grado di giocarmi la vittoria. Peccato che la mia Stratos
vada a strattoni
Più tardi scopriremo che nel serbatoio
c'è un pezzo di tubo che per il calore si è sciolto
sporcando gli iniettori. Che sfortuna
"
Il
nostro incontro con Tony Carello è cominciato alle nove del
mattino, adesso è quasi mezzogiorno
La disponibilità
e la simpatia del gentleman-driver torinese non ha eguali. Non ci
resta che chiedergli di autografare "la pagina web" a
lui dedicata e sederci sul divano del salotto per un ultima foto
ricordo.
Grazie Tony! |