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"Tony"
L’appuntamento
è fissato per le 18,30 nella concessionaria del Gruppo Fiat
che porta il suo nome: causa il traffico cittadino nell’ora
di punta, arrivo con dieci minuti di ritardo.
Alla reception sono avvisati del mio arrivo e un incaricato mi accompagna
al piano superiore. Strada facendo mi informa che dovrò attendere
perché nel frattempo Fassina, approfittando del mio ritardo,
ha ricevuto alcuni clienti. Anch’io ne approfitto per osservare
con interesse l’Alfa 155 DTM di Alessandro Nannini che domina
a pochi passi dall’ufficio dell’imprenditore trevigiano.
“Tony”, così lo ricordano gli appassionati, si
libera e mi invita ad accomodarmi. Si informa dettagliatamente su
stratosmania.com,
su chi sono e quello che faccio, tanto che, dopo una decina di minuti,
non capisco più se sono io a trovarmi li per lui oppure è
il contrario…
Fassina si presenta così: dinamico e intraprendente. Non
poteva andare diversamente, visto che il due volte campione italiano,
il primo dopo Sandro Munari a iscrivere il proprio nome nell’albo
d’oro di una prova del mondiale rally, è sempre stato
prima imprenditore poi pilota, impersonando la vera essenza del
“gentleman-driver”.
“Devi sapere che ancora oggi – dice con orgoglio
– mi alzo presto la mattina e finisco tardi la sera. Non
sono mai diventato un pilota professionista perché gli impegni
di lavoro me lo hanno impedito.”
Nonostante questo però, ha ottenuto grandi risultati:
“Mi piacciono le corse e non credo nella fortuna: sono
convinto che gli obiettivi si possono raggiungere solo con un grande
impegno: avevo poco tempo a disposizione, ma quel poco ho saputo
sfruttarlo al meglio.”
Tony Fassina è uno che va al sodo: si dimostra felice e disponibile
a ripercorrere un viaggio a ritroso nel tempo, che lo riporta all’epoca
dei successi come pilota privato e lo fa con metodo, con ricercatezza,
ma tiene d’occhio l’orologio dicendomi:
“Mi fa piacere che tu sia qui, è molto bello quello
che stai facendo ma…, come ti avevo detto, posso soltanto
dedicarti un ora e tu sei anche arrivato in ritardo.”
Insomma, nel codice genetico di Fassina è scolpita la mansione
del capo, e quindi anche un incontro ludico come quello con stratosmania.com,
nella giornata dell’imprenditore veneto è al pari di
un appuntamento di lavoro.
Comincio
ad elencare i suoi risultati conseguiti al volante della Stratos,
mentre “Tony” corruccia la fronte pensieroso: sono passati
trent’anni, può darsi che qualcosa gli sfugga…
“No, affatto – risponde prontamente –
ricordo quasi tutto delle corse!”
Qual’e allora il ricordo che gli è rimasto più
impresso della Stratos?
“La partenza dell’ultima prova speciale al Rally
di Sanremo del 1976: ero quarto dietro alle Stratos ufficiali di
Waldegaard, Munari e Pinto. Per questo ebbi tutto il tempo per scendere
dalla mia vettura e assistere alla partenza del pilota svedese.
Sul tortuoso percorso del Colle Langan i due piloti di testa, separati
da appena 4”, si sarebbero giocati la vittoria: così
aveva deciso Cesare Fiorio, alla fine di una gara che non aveva
visto il dominio assoluto da parte di nessuno dei due. La Stratos
aveva raggiunto la massima evoluzione: la frizione bi-disco in rame
non slittava, le gomme slick la tenevano incollata a terra, la carrozzeria
in fibra di vetro era leggerissima. Così quando il cronometrista
scandiva gli ultimi secondi prima della partenza e il motore a 24
valvole raggiungeva il massimo dei giri, la Stratos si scuoteva
tutta: sembrava un missile sulla rampa di lancio. Il conto alla
rovescia era finito ma Nick Bianchi, per azzerare il vantaggio di
4” che il pilota svedese aveva nei confronti di Munari, gli
impedisce di partire: per Waldegard devono essere stati secondi
lunghissimi e quando trascorsero i quattro di vantaggio , Bianchi
diede il via allo svedese che schizzò via come un fulmine!
Ecco, questo è il ricordo più intenso che ho della
Stratos: una vettura fantastica per l’epoca!”
E ricorda anche il suo esordio al volante della Stratos?
“Certo, è stato al 4 Regioni del 1975. Michelotto
aveva fatto i salti mortali per metterci a disposizione quella vettura,
ma eravamo comunque in ritardo con la preparazione. Ricordo che
montavamo ancora il cofano posteriore di serie e quindi alla partenza
ci presentammo con le gomme stradali, altrimenti non ci avrebbero
lasciato prendere il via. Però, subito giù dal palco
ci affrettammo a sostituirle con i pneumatici slick montati sui
cerchi da 13 pollici, che naturalmente in curva sfregavano contro
i passaruota… La cosa davvero singolare è che, nonostante
questo, riuscii vincere la prima prova speciale, la Rocca Susella,
davanti a Munari e Bacchelli. Sulla seconda invece, foriamo un pneumatico
posteriore e quando scendiamo per cambiarlo, ci accorgiamo che abbiamo
soltanto la chiave originale. Ci occorreva quella a “croce”
perché montiamo il cerchio più largo e la chiave in
dotazione non arriva al bullone… Ecco, questo per dirti che
eravamo proprio dei principianti!”
Tony
Fassina ci ride su, ricordando che proprio quell’anno, al
Valli Piacentine, gli venne anche data la possibilità di
correre al volante di una Stratos Alitalia ufficiale:
“Arrivai secondo ma avrei dovuto essere terzo, se non
si fosse ritirato Bacchelli.”
Sempre con i piedi per terra, Fassina non lascia niente al caso:
analizza i suoi risultati con estrema razionalità, senza
mai dimenticare i propri limiti.
Nato a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, il 26 luglio del
1945, debutta nel mondo del rally nel 1969, all'età di 24
anni, a bordo di un'Alfa Romeo 1750 nella Coppa Piave.
Nel 1970 passa alla Renault 8 Gordini (con la quale partecipa anche
al Rally di Montecarlo) e dal 1971 al 1974 corre al volante della
Alpine-Renault. Proprio nel 1971, all'esordio con questa vettura,
coglie il primo successo in carriera al Rally dei Monti Savonesi.
Nel 1974 alla Trento-Bondone ottiene il 3° tempo assoluto sotto
la pioggia durante le prove, ma ricorda che il giorno dopo sotto
il sole, nulla ha potuto contro una quarantina di prototipi…
Il 1975 è l'anno del debutto sulla Lancia Stratos preparata
da Michelotto: la vettura si rivela subito adatta al suo stile di
guida, permettendo di coniugare spettacolarità e risultati.
La prima stagione con la Stratos si conclude nel migliore dei modi:
“Tony” vince il Trofeo Rally Nazionali.
Nel 1976 bissa il successo dell'anno precedente laureandosi Campione
Italiano Rally con la stessa vettura: è strepitoso quarto
al rally di Sanremo, alle spalle delle tre Stratos ufficiali.
“A Sanremo sono sempre andato forte: anche l’anno
successivo, nel 1977, sono arrivato terzo con il Fiat 131 Abarth,
dietro ad Andruet e Verini.”
Nel 1977 e ’78, decide infatti di correre con la Fiat 131
Abarth con la quale ottiene importanti piazzamenti.
Ma alla guida del 131 semi-ufficiale, offerta dal Jolly Club, “Tony”
non riesce a riconfermare il titolo conquistato l’anno precedente
e così nel 1979, torna al volante della Stratos.
È una stagione straordinaria: sette vittorie su dieci partecipazioni.
È primo all’Isola d’Elba, al Valli Piacentine,
a Madeira, Liburna, 100.000 Trabucchi e si aggiudica anche la vittoria
nella prova mondiale di Sanremo.
“Nel '79 avevo la macchina giusta per vincere dappertutto:
la Stratos preparata da Maglioli era una vettura eccezionale.”
Questo ha coinciso anche con il suo anno di massima maturazione?
“Non credo: ho vinto anche negli anni successivi con l’Opel
Ascona 400, una vettura certo meno performante della Stratos.”
Se non crede nella fortuna e quello non fu neppure il suo anno di
grazia, come spiega i tanti successi del 1979?
“La Stratos era una vettura molto robusta: non ricordo
di aver mai rotto nulla, se escludiamo un semiasse che ha ceduto
durante il Rally della Costa Smeralda. Il motore non aveva mai un
calo di potenza, aveva una coppia che poteva essere sfruttata a
tutti i regimi. Maglioli conosceva la Stratos più di chiunque
altro e mi ha sempre messo a disposizione una macchina perfetta.”
Quindi facile da guidare?
“Non ho detto questo. Dovevi guidare sempre sul chi va
là: aveva il passo corto e quindi in alcune condizioni poteva
diventare pericolosa. Poi mi dava un po’ di ansia il cofano
anteriore in plastica, perché se malauguratamente sbattevi
di muso…”
Al
Sanremo ha sbaragliato una concorrenza molto accreditada: Rohrl,
Bettega, Alen… Lui stesso definisce questo successo come il
più bello: è il primo pilota “privato”
a conquistare una vittoria nella storia dei rally mondiali, lasciandosi
alle spalle i migliori specialisti dei team ufficiali.
“Anche in quella occasione, non ho avuto problemi: ho
accumulato un vantaggio che mi ha permesso di amministrare la gara.
Nelle prove in salita ero più veloce del 131 Abarth e alla
fine ho guidato con la giusta serenità. L’ultima tappa
era su asfalto è pertanto ero in grado di sfruttare al meglio
la potenzialità della Stratos.”
Però l’ultima notte con la nebbia…
“Ero tranquillo: sapevo di avere un buon vantaggio. La
pioggia aveva lasciato rivoli d’acqua dappertutto, ma le prove
andavano man mano asciugandosi: per questo avevo montato gomme intermedie,
proprio per non correre rischi. Ti dirò che ho sofferto di
più nella tappa che da Siena portava a San Marino: li ho
perso molti secondi, non ero allenato come i piloti professionisti
e sentivo la stanchezza. Poi dopo la notte di riposo, sono ripartito
senza problemi.”
Nessuna
emozione dunque nel vincere un rally mondiale?
“Nell’ultima notte ci fu un episodio curioso: a
poche prove dalla fine, nella fitta nebbia che avvolgeva l’entroterra
ligure, vedo in lontananza, nello specchietto retrovisore, i fari
della 131 di Rohrl. Resto stupito perché immaginavo che il
tedesco, causa la nebbia, fosse partito due minuti dopo di me e
quindi pensai di essermela presa troppo comoda… Era possibile
che mi avesse rimontato due minuti in quelle condizioni? No, era
soltanto partito a un minuto di distanza…"
Il 1980 è l'anno del passaggio all'Opel Ascona 400,
con la quale, nel 1981, coglie il suo quarto alloro nel Campionato
Italiano Rally, portando alla prima affermazione a livello nazionale
una vettura preparata dal "mago" di Moncalieri, Virgilio
Conrero.
Nel 1982 con la medesima vettura ottiene la definitiva consacrazione
a campione della specialità nel palcoscenico internazionale:
Tony si laurea Campione Europeo Rally, vincendo alcune tra le più
difficili gare del circuito europeo (Madeira, Ciprus e Costa Brava).
Nel 1983 accetta di partecipare ad un progetto ambizioso: collaborare
con la scuderia Pro.Motor.Sport e l'amico preparatore Giuliano Michelotto
allo sviluppo della Ferrari 308 Gruppo B, con l'obiettivo di raggiungere
un livello di competitività tale da combattere per la vittoria
finale contro lo squadrone ufficiale delle Lancia 037 Rally.
Grazie alle indicazioni fornite dal rallista di Valdobbiadene, il
team riesce a trovare il giusto set-up per sfruttare al massimo
le nuove gomme, il potente motore a 32 valvole ed il cambio ad innesti
frontali. Nelle gare della seconda parte della stagione "Tony"
ottiene risultati di rilievo, ma il ritardo accusato nelle prime
uscite stagionali risulta fatale per la conquista dell'ennesimo
titolo nazionale.
Nel 1984, conclusa l'annata precedente con propositi di ritiro,
non perde l'occasione di salire sulla Lancia 037 al Rally Targa
Florio, gara d'apertura della stagione. Guidando all'attacco per
tutta la corsa, anche se al debutto con questa vettura, a dimostrazione
della sua estrema duttilità, frutto del talento innato e
dell'esperienza maturata sui campi di gara, ottiene la vittoria
finale.
Questo è l'ultimo sigillo di una carriera ricca di successi:
all'età di 38 anni, Tony Fassina si ritira dal mondo delle
corse per dedicarsi a tempo pieno ad una nuova avventura come imprenditore
nel settore dell'automobile. Un'avventura diventata successo che
continua tuttora!
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