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Claudio
Magnani
La
Stratos si è guadagnata il titolo di “regina dei rally”,
ma non dimentichiamo che ci furono molti piloti a sceglierla per
le corse in circuito.
Carlo Facetti è certamente il più noto, ma vanno ricordati
tra gli altri Gianfranco Ricci, Arturo Merzario, Vittorio Branmbilla,
Renzo Zorzi, Germano Nataloni, Runfola, solo per citarne alcuni.
Molti di questi erano gentleman-driver, come Claudio Magnani, che
tra il 1976 e il 1980, si aggiudicò numerose competizioni
in circuito e in salita, oltre al terzo posto assoluto al Giro Automobilistico
d’Italia del 1978.
Nel suo curriculum troviamo presenze al fianco di piloti quali Fulvio
Bacchelli, Leo Pittoni e Sergio Rombolotti. Magnani, oltre alla
Stratos, ha corso in pista con la Ferrari 308, la Renault 5 Turbo
e la Porsche; numerose sono anche le partecipazioni nei rally con
la Mercedes 190 e la Peugeot 205 e infine nelle autostoriche con
l’Alfa Romeo GTA, Jaguar e Mustang.
L’imprenditore lombardo ha accettato di ospitarci nella sua
casa, a pochi passi dal centro di Como, sua città di origine,
dove è nato il 29 novembre del 1948.
Ci racconta subito che si avvicinò alle corse automobilistiche
quasi per caso: nel 1976 infatti, conseguì la licenza motociclistica,
ma scoprì soltanto al momento di iscriversi alla prima corsa,
che questa non era valida per la moto che aveva appena acquistato…
Così, due mesi più tardi, decise di ottenere anche
la licenza automobilistica per cimentarsi in qualche gara in salita,
utilizzando la Stratos stradale che un concessionario della zona
gli aveva ceduto.
“Probabilmente non era riuscito a venderla a nessun’altro…
- ricorda Magnani - mi fece un prezzo davvero interessante:
un’occasione da non perdere. Se solo avessi immaginato il
valore che la Stratos avrebbe raggiunto nel tempo!”
Con la passione per i motori, una Stratos in garage e un gruppo
di amici che lo incoraggiano a correre, Claudio Magnani si presenta
alla prima gara.
“La Stratos aveva un grande vantaggio: era nata per le
corse. Seppure in versione stradale, disponeva già del roll-bar,
il motore era potente e robusto, aveva tutto il necessario per correre
così com’era: installai soltanto lo stacca-batteria,
l’estintore e mi presentai al via.”
Ma il pilota comasco si accorge ben presto dei limiti della vettura
“stradale”…
“La prima gara è la Bolzano-Mendola, cronoscalata
valida per il Campionato Europeo: all’arrivo avrei voluto
stracciare la licenza e farne un falò per bruciarci anche
la Stratos! Le gomme non tenevano e il motore “rattava”
per l’altitudine. Nonostante l’entusiasmo iniziale,
ho pensato che l’esperienza con le corse sarebbe finita li.
Poi, nel parco chiuso, mi misi a chiacchierare con un pilota che
aveva molti anni di esperienza nelle corse: fu lui a convincermi
a non demordere, a continuare.”
Magnani accetta il consiglio. Sa però che la sua Stratos
ha bisogno di qualche modifica: pertanto si presenta nell’officina
dei fratelli Facetti e con i pochi soldi a disposizione, chiede
di intervenire sullo stretto indispensabile.
“Era più grande la passione della disponibilità
economica: così per contenere i costi, decidemmo per un assetto
più rigido, una mini-modifica allo scarico (che aumentava
più il rombo del motore che i cavalli a disposizione) e quattro
pneumatici slick.”
Alla sua seconda gara, con una Stratos semi-preparata, Magnani sembra
fare un salto di qualità…
“Durante le prove del sabato, ottengo il miglior tempo
della mia classe: mi sento un professionista e parto convinto di
poter fare bene. Invece, anche li, la delusione è cocente:
gli altri piloti avevano soltanto provato il percorso in vista della
gara, io al contrario avevo già dato tutto quello che potevo
il giorno prima… Così la domenica mattina, mi massacrarono!”
Mancano ancora un paio di prove alla fine della stagione e Magnani
continua a fare esperienza.
“Nell’ultima gara, a Varano, il pilota che mi precede
va in testa coda: io ne approfitto e vinco la classe.”
L’anno seguente i fratelli Facetti lo convincono ad acquistare
una Stratos Gruppo 4. L’esemplare è quello con i colori
della Rino Fabbri portato più volte al successo dallo stesso
Facetti in coppia con Ricci.
“Mi offrirono di permutare la mia Stratos in versione
semi-stradale, ma la differenza economica per l’acquisto della
Gruppo 4 mi toglie il sonno per qualche notte. Alla fine mi decisi
ad acquistarla: si trattava di una vettura vincente, e quindi il
prezzo era giustificato.”
I due preparatori ben consigliano il loro cliente-pilota che prontamente
si reca a provare la vettura sul circuito di Monza, a pochi passi
dalla loro officina. Basta percorrere solo un paio di giri per entusiasmare
Magnani, che decide di caricare la Stratos sul carrello per andare
a disputare la Svolta dei Popoli, dove si danno appuntamento i migliori
della specialità.
La gara è un successo annunciato: Magnani vince il Gruppo
4 e si inserisce tra due specialisti come Runfola e Nataloni che
sono però al volante delle più potenti Stratos in
versione Gruppo 5.
Il ghiaccio è rotto: Magnani e la Stratos centrano altri
risultati che gli consentono a fine stagione di aggiudicarsi la
Coppa CSAI di Gruppo 4.
A questo punto, si è instaurato il giusto feeling tra auto
e pilota, ma quali sono, secondo lei, il pregio e il difetto della
Stratos?
“Ha una posizione di guida eccezionale per la pista: sembra
quella di un prototipo. É velocissima nei rettilinei, anche
si il passo corto rappresenta il vero difetto della Stratos per
le corse in circuito.”
Cosa chiedeva ai fratelli Facetti che all’epoca preparavano
la sua vettura?
“Non sono mai stato un pilota professionista, per questo
era più facile che mi adattassi io alla vettura, piuttosto
del contrario. In più, oltre un certo limite, è difficile
capire se la mancanza è della vettura o del pilota…”
Continuando
la sua attività sportiva come gentleman-driver, Claudio Magnani
raccoglie nel 1979 le sue maggiori soddisfazioni. Ha a disposizione
una vettura vincente e l’assistenza del Jolly Club. Tra le
altre gare corre anche la 6 Ore del Mugello, prova valida per il
Mondiale Marche, al fianco di Fulvio Bacchelli, pilota ufficiale
del gruppo Fiat-Lancia.
“Era la prima volta che mi confrontavo con fuoriclasse
del calibro di Giacomelli, Cheever, Stomelen, Finotto, i grandi
campioni dell’epoca. Vincere il Gruppo 4 contro Porsche e
Bwm è stato fantastico! La Stratos, nelle sei ore di gara,
non ebbe il minimo problema: era una vettura davvero eccezionale.”
La stagione è di quelle che non si dimenticano.
“Sono in lotta per il campionato italiano Gran Turismo
e per raccogliere punti preziosi Roberto Angiolini del Jolly Club,
mi propone di correre il Giro d’Italia: io avrei guidato in
pista e Leo Pittoni, navigato da Sergio Cresto, nei tratti cronometrati.
Sono stati due compagni straordinari.”
Brillante è anche il loro risultato: primi di Gruppo 4 e
3° nella classifica assoluta dietro alla Stratos di Alen-Pianta-Kivimaki
e alla Posche 935 di Facetti-Finotto-De Antoni.
“Tutto era andato per il meglio: il nostro risultato premiava
la regolarità e la tenacia con la quale avevamo affrontato
l’intero percorso. Avevamo messo alle spalle la Mouton, con
la 131 Abarth e Patrese, con la Ritmo Gruppo 2 ufficiale. Anche
se nell’ultima notte…”
Che successe?
“Quando a tarda sera raggiungiamo il Ciocco, ci accorgiamo
che un semiasse sta cedendo: chiediamo aiuto all’assistenza
della Lancia che però ci risponde picche, nonostante alla
partenza da Torino si fosse premurata di assicurarci la propria
disponibilità durante la gara… Probabilmente anche
loro erano un po’ nervosi: Alen faticava dietro alla Porsche
di Facetti e non volevano privarsi dei preziosi ricambi. Per fortuna,
il preparatore Nocentini si offre volontario per aiutarci a proseguire
la gara e così nella notte, raggiunge Milano dove nell’officina
dei Facetti si fa consegnare il semiasse che la mattina seguente
riusciamo a montare prima di ripartire per l’ultima tappa.
Ecco, questo è stato l’unico momento difficile in una
settimana di gara.”
Nonostante il risultato conseguito al “Giro”, per Magnani
il campionato italiano Gran Turismo si decide all’ultima gara.
“Avevamo affrontato oltre duemila chilometri di gara,
ma non c’era il tempo necessario per “rialzare”
la vettura. Così il Jolly mi promette che avrò a disposizione
un’altra Stratos per correre l’ultimo impegno a Vallelunga.
Purtroppo però, per una serie di spiacevoli circostanze,
quella vettura non è più disponibile e non mi rimane
altro da fare che correre con la mia.”
La situazione alla partenza dell’ultima gara di campionato
è curiosa: da una parte c’è Magnani che al volante
della Stratos preparata dai Facetti ha già vinto a Magione
e al Giro d’Italia; dall’altra c’è il suo
principale avversario, lo stesso Carlo Facetti, che alla guida di
una Ferrari 308 si è aggiudicato le prove di Misano e Pergusa.
“Chi di noi due avesse vinto a Vallelunga, si aggiudicava
anche il titolo. Senza nulla togliere a Carlo, la sua Ferrari aveva
un motore 8 cilindri di 3000 centimetri cubi che disponeva di una
quarantina di cavalli in più rispetto alla mia Stratos, per
di più affaticata dal recente impegno al Giro d’Italia:
alla fine vinse lui.”
Questo è l’unico vero rammarico nella lunga carriera
del gentleman-driver lombardo, che si aggiudica comunque la Coppa
CSAI di classe 2500 cc.
L’anno
seguente ci riprova, questa volta al volante di una Porsche Turbo
di Gruppo 3, allestita in collaborazione con l’amico Pittoni.
Purtroppo, la scomparsa prematura del padre, lo obbliga ad abbandonare
l’impresa.
Claudio Magnani torna a correre nel 1980: ritrova anche la Stratos
e la voglia di vincere: si aggiudica agevolmente la Coppa CSAI e
il Trofeo di Gruppo 4. In quella stagione partecipa anche alla 1000
Km di Monza, in coppia con Sergio Rombolotti, ma nel corso della
4° ora di gara, devono ritirarsi per rottura del motore.
“La scomparsa di mio padre è stato un duro colpo.
- ricorda - Anche se non aveva mai assecondato la mia passione
per le corse (avrebbe infatti preferito che mi fossi dedicato a
tempo pieno all’azienda di famiglia) sapevo che in fondo era
orgoglioso dei miei risultati. Spesso mi seguiva sui campi di gara,
anche se preferiva non farsi vedere. Nel 1980 mi accorsi che, all’improvviso,
non mi divertivo più come in passato. Come se si fosse rotto
un incantesimo.”
Claudio Magnani continua a correre anche negli anni successivi,
ma i suoi impegni diminuiscono, fino a quando nella stagione 1997,
nel Trofeo Saxo, deve cedere il passo alle nuove leve, a piloti
più giovani e agguerriti.
“L’ultima partecipazione, fatta su misura per me,
è stata la Porsche Super Cup, stagione ‘98/’99.
Avevo l’esperienza e l’età giusta per correre
quel campionato.”
Dopo tanti anni passati a correre in circuiti, la Stratos rimane
comunque il ricordo più bello.
“É una vettura di cui non puoi che innamorarti
perdutamente. Il rombo del motore, il cambio con la prima marcia
indietro, l’emozione che ti regala ogni volta che ti metti
al volante... É l’unica auto che ancora oggi custodisco
gelosamente: completamente restaurata, si trova nelle stesse condizioni
di quell’indimenticabile stagione 1978. Partecipo ancora a
qualche rievocazione storica, con lo stesso entusiasmo di quando
avevo trent’anni. Peccato che da allora, ne siano trascorsi
quasi altrettanti.”
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