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Mauro
Pregliasco
"Correre con la Stratos era il sogno di ogni pilota
"
esordisce così Mauro Pregliasco, senza esitazione. Quello
che ho davanti, seduto alla scrivania del suo ufficio, è
uno stimato imprenditore, il gran capo della Astra Racing. Ma per
molti appassionati come me è soprattutto il pilota che, al
volante della Stratos, conquistò il titolo di Campione Italiano
Rally Internazionali nel 1977. Parla in maniera pacata, misurata,
come se sfogliasse con cura le pagine di un vecchio album fotografico.
Mauro Pregliasco è nato a Millesimo, in provincia di Savona,
l'undici dicembre del 1944: inizia la sua carriera nel '69 gareggiando
nelle prove in salita con una Fiat 850 e l'anno successivo esordisce
nei rally al volante di una Fulvia HF 1600. Nel 1972, al rally di
Pistoia, vince la sua prima gara in coppia con Collina: in quella
stagione conquista, sempre con la Fulvia, il titolo italiano di
Autocross ed entra a far parte della squadra ufficiale Lancia. Inizia
così una serie impressionante di affermazioni, passando con
disinvoltura dalla Fulvia alla Beta per arrivare poi alla Stratos.
"Era una macchina meravigliosa - prosegue - piccola e grande
allo stesso tempo. Aveva un passo cortissimo e per questo era estremamente
maneggevole nei percorsi tortuosi, ma era anche terribilmente veloce
nelle curve lunghe, dove non si accusava mai il minimo beccheggio.
Potente. Mostruosa. Strana, perché era stretta all'avantreno
e larga dietro: era un piccolo dragster e andava forte dappertutto!
Un difetto? Era un po' leggera all'avantreno."
Quando
ti offrirono la possibilità di guidare la Stratos?
"Avrei dovuto guidarla già a partire dal 1974. Un
giorno ero a pranzo con Daniele Audetto che esordisce dicendomi:
"devi guidare la Beta, è una vettura derivata dalla
serie, vedrai
farai grandi cose". Se lo dici tu, gli
risposi
La Beta era una macchina difficile, impegnativa. In
Sicilia riuscii addirittura a concludere al secondo posto, alle
spalle di Pinto,
che però era al volante di una Stratos
E' stata un'
esperienza importante a livello personale, ma la vettura non consentiva
di ottenere i risultati che si auguravano in Lancia."
Finalmente nel 1976
"Debutto con la Stratos, sempre in Sicilia, in coppia con
Piero Sodano. Quello fu un anno davvero sfortunato: sono primo al
Rally dell'Isola d'Elba quando si rompe il mozzo della ruota anteriore
destra: all'assistenza provvedono alla sostituzione ma purtroppo,
gran parte dei ricambi sono stati mandati in Kenya, dove si corre
il Safari. Mi montano il mozzo della Silhouette e quando cercano
di rimettere la ruota, il cerchio non entra... Gara finita! Sono
in testa al 4 Regioni e si blocca il cambio
; vado in Grecia
per disputare l'Acropoli, sesta prova del Mondiale Rally, e a Kalambaka,
dove si conclude la prima tappa, sono al comando: poco dopo sono
costretto al ritiro per la rottura del cuscinetto reggispinta della
frizione. Un vero disastro! Poi arriva il Valli Piacentine
"
Pregliasco sembra prendere fiato, prima di ricordare la pagina più
tragica della sua carriera:
"E' la prima prova speciale, la quarta curva: inutile cercare
i motivi
Sono leggermente all'esterno, sul ciglio della strada
un paracarro di pietra
Per errore tutti e due i serbatoi sono
pieni: normalmente si partiva con venticinque litri da una parte
e quindici di riserva dall'altra, e invece sono tutti e due pieni
Sbatto contro il paracarro e il serbatoio si schiaccia come un tubetto
di dentifricio: salta il tappo e dal bocchettone fuoriesce la benzina.
La Stratos si incendia mentre proseguiamo la nostra corsa ancora
intraversati
Finiamo giù da una scarpata appoggiati
su un fianco: il mio navigatore, Angelo Garzoglio, riesce a saltare
fuori dall'abitacolo, io al contrario resto intrappolato perché
lo sportello non si apre: pochi istanti dopo, svengo. Quando Angelo
si accorge che sono ancora all'interno, si ributta in macchina e
riesce, di peso, a tirarmi fuori salvandomi la vita. Dopo qualche
giorno è lui a morire per le terribili ustioni riportate:
io invece, quando nel letto d'ospedale riprendo conoscenza, ho l'impressione
di rotolare ancora giù, in fondo alla scarpata. E' un ricordo
terribile."
L'anno
successivo, a giugno, in occasione del Rally di S. Giacomo, torni
al volante della Stratos.
"Dopo l'incidente rimasi a lungo lontano dalle corse e tornai
a correre a campionato iniziato. Al S. Giacomo ho vinto senza dubbio
la gara più importante della mia carriera. Attraversavo un
momento difficile: avevo sofferto tantissimo. In quella gara cominciai
a rimettere ogni pezzo al suo posto."
Nonostante la stagione fosse iniziata, riesci comunque a vincere
il titolo di Campione Italiano
"Il Campionato, diviso in due gironi, era articolato su
15 gare: quando rientrai quattro erano già state disputate
e le Opel guidavano la classifica. Dopo aver conquistato il San
Giacomo vinco al 4 Regioni e sono terzo nel rally del Gargano, al
termine di una gara tormentata da inconvenienti meccanici. Un mese
dopo sono costretto al ritiro al Campagnolo. Nella seconda parte
del campionato vinco a Piacenza e al Liburna, e grazie al secondo
posto al San Martino di Castrozza il titolo di campione nazionale
è conquistato in anticipo. Poi vado al Sanremo, prova del
Campionato del Mondo, ed è una gara molto sofferta. Durante
la prima tappa vado molto forte e sono secondo assoluto alle spalle
di Munari, ma rompo un uni-ball e perdo ben 12 minuti, precipitando
in nona posizione."
All'arrivo,
in ogni caso, delle quattro Stratos l'unica superstite è
la tua
"Pinto si era ritirato subito, nel corso della la prima
prova: un testa coda e la sospensione posteriore è ko. Nella
seconda tappa, sul Passo Ghimbegna, Munari
rompe il cambio. In testa rimane comunque un'altra Stratos, quella
di Carello, ma sul Quazzo, a causa della fitta nebbia, sbatte contro
il guard-rail per evitare un gruppo di spettatori: anche lui è
costretto al ritiro
C'era davvero tanta nebbia, ed io continuavo
a vedere il volto di Angelo Garzoglio riflesso sul parabrezza. A
volte mi giravo di scatto domandando a Reisoli: Vito, sei tu
?
Nonostante tutto riesco a risalire fino al 4° posto
"
Seduto di fronte a me, non vedo più il Pregliasco imprenditore,
ma lo straordinario pilota degli anni settanta
Allora provo
a prenderlo in contropiede buttandogli lì una domanda insidiosa:
è vero che al San Martino di Castrozza del 1977 hai dovuto
rallentare per lasciar vincere Munari?
"E questo chi te l'ha detto? - risponde Mauro - Sandro è
il pilota che stimo di più ed è un uomo al quale voglio
ancora molto bene
"
Così avevo sentito
"Ebbene
- riprende sorridendo - il re del Manghen
è Munari ma il record sullo sterrato di quella prova l'ho
fatto io, ed è rimasto così perché successivamente
quel tratto di strada è stato asfaltato
In quella gara
Munari era primo ed io secondo: al terzo posto c'era un certo Walter
Rohrl
che guidava una Fiat 131 Abarth sperimentale, con una
nuova iniezione e l'impianto di lubrificazione a carter secco. Durante
una assistenza Cesare Fiorio congela le posizioni dicendo che con
quel risultato Sandro avrebbe vinto il mondiale ed io il titolo
italiano: "non fate stupidaggini" ci disse. Ciononostante,
feci presente a Cesare che alle mie spalle Rohrl continuava a spingere
per venirmi a prendere
"Allora vai!" autorizzò
Fiorio che a fine prova, dopo che avevo ottenuto il record assoluto,
aggiunse sornione: "ti sei divertito abbastanza adesso basta
".
Allora nessun gioco di squadra nella Lancia degli anni settanta?
"Quando lavori ogni decisione va rispettata: se corri per
divertirti puoi fare quello che vuoi, quando diventa un lavoro,
devi accettare le decisioni che prendono quelli che ti pagano
"
Nessun rimpianto in una carriera così lunga e ricca di soddisfazioni?
"Ho corso due volte al Rally di Montecarlo, nel 1971 e '72
con la Fulvia. Però non ho mai avuto il piacere di partecipare
come professionista: ecco il mio unico rimpianto. All'epoca si presentarono
due sole occasioni, ma ho dovuto rinunciare: la prima, per gravi
problemi familiari, la seconda, per i postumi del grave incidente
al Valli Piacentine."
E
i tuoi compagni di squadra?
"Ho degli ottimi ricordi. Un buon rapporto con tutti. Sia
con gli stranieri, che con i piloti di casa nostra. Con Simo Lampinen
ai tempi della Fulvia e della Beta, con Bjorn Waldegaard ai tempi
della Stratos. Il pilota che ho ammirato di più è
stato Sandro Munari, un uomo dall'aria tranquilla, ma coraggioso
e soprattutto veloce. L'amico più sincero, Amilcare Balestrieri,
che è stato anche mio testimone di nozze. Tony
Carello era velocissimo, davvero veloce: ricordo quando mi chiese
di andare con lui a provare la Beta
Qualche anno più
tardi mi fermai nel bel mezzo di una prova per sincerarmi sulle
sue condizioni, dopo che aveva distrutto la Stratos contro un guard-rail:
era il Sanremo del '77 è stava facendo una gara magnifica.
Un vero peccato che sia terminata li."
A fine anno termina invece la tua collaborazione con la Lancia
"La decisione non fu mia. Adesso che sono passati venticinque
anni, è più facile capire certe decisioni: premesso
che si stavano unendo il Reparto Corse della Fiat con quello della
Lancia, qualcuno doveva essere sacrificato in nome di quell'unione:
a piedi restammo io e Raffaele Pinto. Ammetto che fu un dispiacere
enorme. Fiorio mi mandò a chiamare: nel suo ufficio, al tredicesimo
piano del palazzo della Lancia, mi disse che in squadra non c'era
più posto. All'epoca avevo 32 anni ma non mi vergogno di
dirti che piansi mentre scendevo a piedi quei tredici piani
Quell'anno con la Stratos, avevo fatto delle cose bellissime: non
potevo crederci! Per me era una umiliazione insopportabile
"
E dopo, che successe?
"Vedi, io sono un ottimista - nello sguardo di Pregliasco
torno a vedere l'imprenditore di successo - e nonostante nella vita
si debbano attraversare tanti banchi di nebbia, il sole è
li, subito dopo
Il 28 dicembre di quell'anno a Palermo, vengo
premiato come il pilota italiano più popolare: tra gli invitati,
insieme a Nino Vaccarella c'è anche l'Ing. Chiti. Qualche
mese più tardi firmai un contratto con l'Alfa Romeo
"
E' evidente che la sua carriera non era affatto finita.
Qualche anno più tardi, dopo i successi ottenuti con l'Alfetta
Gtv Trubo, Pregliasco tornò ancora al volante della Stratos,
anche se in forma strettamente privata.
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