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Fabrizio Tabaton

Non si può parlare di Fabrizio Tabaton senza parlare della Scuderia Grifone. Proprio non si può.
Allora partiamo da li. La Scuderia Grifone ha recentemente compiuto cinquant’anni e per mezzo secolo è stata presente in ogni tipo di competizione automobilistica: velocità in circuito, corse in salita, autocross e rally. Proprio questi ultimi hanno contribuito a renderla famosa a livello internazionale: la Grifone è infatti tra le scuderie italiane più vincenti in assoluto nei rally.
Costituita a Genova nel 1958, la Grifone raccoglieva tra i suoi fondatori i componenti delle principali scuderie italiane di quei tempi: la Quinto, la Campidoglio e la Mediolanum.
Radunati tutti sotto il simbolo del Grifone, mitico animale con la testa d'aquila e il corpo di leone (che la tradizione vuole simbolo di forza e tenacia) affrontarono il difficile mondo delle corse di quegli anni.
Autentico promotore dell’associazione fu il genovese Luigi Tabaton, il “dottore” come veniva chiamato nel giro. Grazie alla sua abile guida e alla preziosa collaborazione di Enrico Gibelli, nel 1965 il sodalizio sportivo, nato solo sette anni prima, si evolve dando vita alla “Grifone HF”.
Il Reparto Corse Lancia, come già aveva fatto in precedenza con il Jolly Club di Milano, decide di affidare al team genovese la gestione di alcune delle proprie auto: tra Lancia e Grifone nasce un rapporto di stretta e duratura collaborazione che porterà la Scuderia ai più alti livelli internazionali.
Con l'appoggio tecnico-finanziario della Lancia, che in quegli anni si traduce nella fornitura di uno o più esemplari di auto “pronta-gara”, più di 180 giovani talenti hanno modo di mettersi in mostra e per alcuni di loro si aprono le porte del professionismo. Ricordiamone alcuni: Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Carlo Capone, Tony Fassina, Mauro Pregliasco...
Torniamo però a Fabrizio Tabaton: è il figlio di quel Luigi, fondatore e deus ex macchina della Scuderia Grifone. Basterebbe questo per bollarlo come uno dei tanti “figli di papà”.
Invece no. Anche questa volta, non si può.
Ad ammetterlo è lui stesso: l'aiuto del padre è stato importante (strano sarebbe stato il contrario…) ma noi possiamo aggiungere che oltre al patrimonio - non solo quello genetico - c'è di più. Ci sono le qualità di pilota prima e di imprenditore poi, che Fabrizio Tabaton ha saputo dimostrare e far valere.
Allora ripartiamo da qui: Fabrizio Tabaton è nato a Genova il 16 maggio del 1955 ed esordisce giovanissimo, nel 1974, al Rally Monti Savonesi, al volante di una Lancia Fulvia HF 1.6. Le sue sono sporadiche apparizioni: è uno dei giovani talenti che affollano la Scuderia, ma per lui le priorità sono altre. Deve prima terminare gli studi…
“Papà su questo è sempre stato intransigente - ammette Tabaton - prima dovevo laurearmi poi, se avessi voluto, avrei potuto correre in auto. Oggi non posso che condividere quella scelta.”
Oggi si ma allora un po' meno: il suo temperamento (agonisticamente parlando) è impulsivo e per questo spesso tende ad esagerare. Vuole mettersi in mostra a tutti i costi e i suoi risultati risentono del troppo impeto. Si distingue subito perché è veloce, ma spesso si rende protagonista di rovinose uscite di strada e periodicamente, “piega” qualche scocca…
Sarà anche per quell'irruenza, che piace così tanto nei giovani, ma sono in molti a intravvedere nel laureando genovese il talento necessario per diventare un futuro campione della specialità.
Dopo le isolate esperienze del 1974, anche la stagione successiva è avara di soddisfazioni. Ma questo è anche l’anno in cui Fabrizio esordisce, appena ventenne, al volante di una Lancia Stratos: è il più giovane pilota, tra i futuri campioni, a guidare la Regina dei Rally.
Già, perché Fabrizio Tabaton è tre anni più giovane di Attilio Bettega, cinque sono gli anni che lo separano da Tony Carello, sei da Adartico Vudafieri e addirittura 12 da Pregliasco...

Nel ‘76, la Grifone rileva alcune Stratos dal reparto Corse Lancia, come contributo all'attività sportiva conseguita l'anno precedente.
“In quegli anni - racconta Tabaton - la casa costruttrice ricompensava la scuderia non con somme di denaro, ma con un numero di auto che era proporzionato all’impegno e all’importanza della scuderia stessa. Nel caso della Lancia, la fetta più grossa spettava al Jolly Club, il resto toccava a noi. Pur trattandosi di Stratos, non bisogna dimenticare che all’epoca i numeri relativi alle vendite di questo modello si erano rivelati un vero disastro. Per quanto strano possa sembrare, la Stratos era diventata per la Lancia una merce di scambio a… basso costo! Avessimo conservato tutte le nostre vetture, oggi, con i prezzi raggiunti dalla Stratos come ricercatissima auto da collezione, disporremmo di un discreto capitale…”
Uno dei modelli rilevati dalla Grifone viene affidata a Fabrizio: si tratta di un'esemplare praticamente stradale.
“Una vettura realizzata “in economia”, con pochissime modifiche. Nonostante questo era comunque una vettura al top della categoria. Avere la fortuna di guidarne una era già tantissimo: soprattutto per un pilota giovane come me.”
E nel 1976 di esperienza il giovane Fabrizio ne fa: prende il via a ben otto rally, la maggior parte dei quali sono validi per il Campionato Italiano: Sangiacomo, 4 Regioni, Valli Piacentine, Valli Ossolane, San Martino di Castrozza, Torriglia, Coppa Liburna e 100.000 Trabucchi.
Il miglior risultato lo ottengo al primo appuntamento. Il Sangiacomo di Roburent si corre in condizioni davvero difficili: piove, c’è nebbia e nei tratti di montagna, nonostante sia maggio, troviamo anche la neve! C’è tutto il Gotha del rallysmo nazionale e non solo. Vince Maurizio Verini al volante della Fiat 124 Abarth. Considerando la poca esperienza del sottoscritto, il sesto posto finale è un risultato di eccellenza.”

Il resto della stagione è ancora altalenante: qualche inconveniente tecnico lo costringe al ritiro (come al Coppa Liburna, dove sta andando benissimo), qualche eccesso di troppo lo vede ancora protagonista di alcuni incidenti uno dei quali, al 4 Regioni, ha brutte conseguenze per il suo navigatore, Gianni Vacchetto, che si frattura un braccio.
Fabrizio Tabaton rimane uno dei tanti i giovani che sgomitano per emergere nei rally: tutti vogliono coronare il proprio sogno, tutti rincorrono una chance.
Cesare Fiorio, vulcanico diesse del Gruppo Fiat, offre loro la grande occasione: nasce infatti il “Trofeo A112”, vera fucina di grandi talenti nei rally.
La stagione rally 1977 sarà infatti ricordata anche per la nascita del campionato Autobianchi A112, la prima seria iniziativa varata nel settore automobilistico da una Casa Costruttrice.
La formula promozionale prevedeva la partecipazione al Campionato con la piccola ma “pepata” A112 Abarth 70 HP, opportunamente allestite con uno speciale kit fornito dalla Casa madre: erano validi per il “Trofeo” tutti e 15 gli appuntamenti inseriti nel calendario Italiano Rally Internazionali, però con percorsi ridotti.
Il successo della serie fu immediato: ai giovani piloti si aprivano le porte dei rally a basso-costo ma con cospicui premi in denaro messi in palio sia per la classifica della singola gara che per la graduatoria finale. Centocinquanta furono gli equipaggi che diedero vita al primo “Trofeo A112”. Tra questi anche quello formato da Fabrizio Tabaton e Gianni Vacchetto.
“Era l’occasione che tutti aspettavamo: correre con pochi soldi ma ad alto livello. Il Trofeo ha infatti permesso a tutti di raggiungere due importanti obiettivi: fare esperienza e farsi conoscere dal grande pubblico.”
Già durante il primo anno con la A112 , Tabaton è nella rosa dei pretendenti che lo vede in compagnia di Pelganta, Paleari e Bettega: quest'ultimo al termine della stagione conquisterà il titolo. Uno scatenato Vanni Fusaro sorprendente tutti e alla fine è secondo.
Tabaton, che va fortissimo fin dalle prime battute, è secondo in Sicilia e vince il terzo appuntamento stagionale, l'Isola d'Elba, ma poi ricade negli errori commessi in passato ed è costretto al digiuno per cinque mesi, prima di conquistare il sesto posto al Coppa Liburna, posizione che conferma anche nella graduatoria finale del “Trofeo”.
Ai vincitori viene offerta la possibilità di guidare i gioielli di famiglia: è così che al Rally della Valle d'Aosta, che chiude definitivamente la stagione '77, Attilio Bettega, navigato come di consuetudine dalla moglie Isabella Torghele, sale a bordo della Lancia Stratos Alitalia ufficiale e giunge secondo alle spalle del caposquadra Sandro Munari, navigato per l'occasione da Maurizio Perissinot... Qualche anno più tardi Bettega e Perissinot diventeranno compagni inseparabili, fino al terribile incidente del 1985 in Corsica, dove perderà la vita lo sfortunato pilota di Molveno.
A Vanni Fusaro viene invece affidata una Fiat 131 Abarth preparata da Nocentini con la quale, l'anno seguente, si aggiudica la Mitropa Cup.


Il 1978 è anche l'anno di Fabrizio Tabaton. Al secondo tentativo nel “Trofeo”, dopo undici gare, un centinaio di prove speciali e più di cinquemila chilometri percorsi, un solo vincitore: lui.
Nessuno gli ha regalato nulla: ben sette piloti si sono dati il cambio al vertice della classifica, a testimonianza di quanto combattuta sia stata quella stagione. Tabaton ricorda con emozione, quasi riverenza, la piccola grande automobile.
Era una macchina eccezionale: nonostante il kit di preparazione si limitasse allo stretto indispensabile, la A112 aveva prestazioni molto elevate. La filosofia era quella di razionalizzare il più possibile e così tutto era ridotto ai minimi termini, come gli pneumatici, ad esempio: si utilizzava una “monogomma”, una specie di intermedio duro e nonostante questo i tempi realizzati nelle prove speciali avevano dell'incredibile... E' vero che noi ce la mettevamo tutta, ma la A112 ti permetteva questo ed altro. Dopo il “Trofeo” nessun'altra formula è riuscita a ripetere il successo ottenuto con le piccole A112. Per correre un intera stagione nel “Trofeo” si spendevano davvero pochi soldi: con i premi gara e quelli di fine stagione, l'anno che ho vinto, posso dire di aver corso a costo zero. Oggi sarebbe possibile? Assolutamente no, in qualsiasi categoria.”
Dopo la meritata vittoria nel Trofeo A112, Tabaton ritrova la Stratos della scuderia Grifone, che guiderà per ben 11 appuntamenti del calendario rally Italiano.
“Era come salirci sopra per la prima volta. Quella che avevo utilizzato in precedenza era, come già detto, una versione praticamente stradale. Quella utilizzata nel '79 invece, era una “auto-da-corsa”: una Stratos vera.”

E infatti Tabaton parte subito fortissimo e al Rally Internazionale di San Martino conquista un autorevole secondo posto alle spalle dell'altra Stratos, quella di “Tony” Fassina, che a fine stagione conquisterà il titolo di Campione Italiano Rally. Ripete poi lo stesso risultato (sempre alle spalle di “Tony”) al Coppa Liburna ed è ancora secondo al Prealpi Venete dietro all'altra Stratos di Casarotto.
Purtroppo solo questi tre sono i risultati utili di Fabrizio Tabaton nel 1979...
“Ero ancora molto giovane (23 anni ndr.) e continuavo a commettere errori. La stagione inizia con un risultato insperato: a San Marino sono secondo grazie a una condotta di gara accorta. Già nel rally seguente, in Sicilia, parto più fiducioso e arriva invece il primo incidente...”
Più sfortuna o irruenza?
“Quando esci di strada è inutile cercare delle giustificazioni, perchè hai sempre la maggior parte di responsabilità. In Sicilia però, diciamo che accadde un episodio grave, le cui conseguenze finirono per mandare il tilt organizzatori, commissari e anche noi piloti. Ecco gli eventi: in Sicilia ci tenevo a fare bella figura e parto con la dovuta cautela. Correre per la prima volta con la Stratos lungo le velocissime prove speciali della “Targa” mi obbliga alla prudenza. Nelle prime battute del rally sono estremamente guardingo, forse un po' troppo e così “Tony”, Vudafieri e uno scatenato Cerrato ne approfittano e prendono subito un discreto vantaggio.
Siamo più o meno a metà della prima tappa. Sulla speciale di Piano Fate, l'Alfasud Ti di un esordiente equipaggio palermitano, vola in fondo a una profonda scarpata: nell'incidente perde la vita il navigatore (Nicola Buttitta di appena 19 anni, ndr), mentre il pilota (Beppe Turco, ndr) rimane seriamente ferito. Il rally va avanti, o almeno così fanno tutti gli equipaggi che sono transitati prima dell'incidente.”

E' un momento difficile: al dolore per la tragedia si aggiunge l'apprensione dei tanti piloti, le preoccupazioni degli organizzatori per le conseguenze che questo incidente può avere.
Quelli in testa al rally corrono dei rischi inutili (“Tony” esce di strada con la Stratos capotando più volte e anche Tognana si ferma per noie elettriche); quelli dietro restano bloccati dal pubblico che si riversa sulle prove a causa dei soccorsi all'equipaggio finito nella scarpata.
“Gli organizzatori e commissari - continua Tabaton - colti di sorpresa, non comunicano in tempo l'accaduto e metà dei partecipanti prosegue come se niente fosse, continuando a darci dentro. In questa seconda frazione di gara recupero il distacco accumulato vincendo diverse prove speciali. Al parco chiuso di Termini Imerese però, ci comunicano che tutte le prove disputate dopo l'incidente, sono state annullate...”
Tabaton vede così azzerato il vantaggio costruito duramente nei confronti degli avversari.
“Quando il rally riprende la classifica è quella congelata dopo la quinta prova speciale: lo svantaggio è lo stesso che avevo prima di quel tragico incidente. Sono dietro di una decina di secondi da Cerrato e ne ho pochi di più di vantaggio su Vudafieri. Però riprendo con il ritmo giusto e sono di nuovo il più veloce. Si accende un duello con Vudafieri che durerà fino all'ultima speciale...”
Quella che gli è valsa il soprannome di Taba...tonf!
“Già... - ride - quel soprannome apparso sul titolo di Autosprint me lo sono portato dietro per un bel pezzo!”
Tabaton è infatti in pieno recupero e ha costruito un vantaggio di 13” su Vudafieri, ma sulla speciale di Montemaggiore si gira e al successivo controllo orario perde la testa del rally per appena 2” sul rivale del Jolly Club.
Così sull'ultima speciale, quella di Caltavuturo, Tabaton tenta il tutto per tutto: è la prova che più gli si addice e parte come un razzo. Ma a pochi chilometri dalla fine, la Stratos si presenta claudicante, lancia scintille a destra e a manca, la carrozzeria striscia sull'asfalto, poi si ferma ammutolita...
“Avrei dovuto accontentarmi della seconda posizione - ammette quasi sconsolato nonostante siano trascorsi trent'anni... - e invece ho cercato l'impresa impossibile e l'errore era ancora una volta in agguato, mi stava aspettando e io ci sono cascato. Un errore però, che senza cercare delle scuse, è stato fortemente condizionato dagli eventi...”

Per il resto della stagione, Tabaton prosegue la serie nera fatta di rotture (come il cambio bloccato sulla prima speciale del 4 Regioni...) e di incidenti (come al Sanremo...) che traghettano il pilota genovese alla stagione successiva.
“Non avevo ancora trovato il giusto compromesso - prosegue Tabaton - Appena mollavo la concentrazione ero subito pronto a strafare, con tutte le conseguenze del caso...”
Il 1980 è un anno di cambiamenti: al fianco di Fabrizio Tabaton siede Emilio Radaelli, che succede nell'ordine a Gianni Vacchetto, Marco Rogano e Marco Genovesi; lo sponsor è Olio Fiat che con un'accattivante livrea veste alcuni piloti dello Junior Team, come Tonino Tognana sul Fiat 131 Abarth e il più esperto “Lucky” Battistolli, poi la Ferrari 308 GTB di “Nico” in coppia con Giorgio Barban, la Porsche di Martinelli e ancora la piccola bomba Fiat Ritmo di gruppo 2.
Ma purtroppo è ancora un anno povero di soddisfazioni e Fabrizio Tabaton si consola con un meritato secondo posto ottenuto al Rally 4 Regioni, alle spalle del francese Bernard Beguin, su Porsche 911, venuto in Italia a prendersi quei punti preziosi per l'Europeo Rally, che gli sono indispensabili per avvalorare la sua candidatura come pilota da battere nel campionato continentale.

L'anno seguente Tabaton divide i suoi impegni tra la Fiat 131 Abarth e la Stratos, con la quale corre soltanto tre gare, ma...
Siamo metà stagione e in toscana si corre come di consueto la Coppa Liburna: Fabrizio Tabaton sembra finalmente pronto per il grande salto e la Lancia Stratos è la vettura che può permetterglielo. A dettargli le note, questa volta, è un certo Luciano Tedeschini che da quella gara proseguirà a fianco del farmacista genovese per i successivi... dieci anni!
Arriva così la prima vittoria assoluta: intorno alla città di Radicofani, nella provincia di Siena, Fabrizio Tabaton e Luciano Tedeschini siglano il primo di una lunga serie di affermazioni che negli anni successivi porterà l'equipaggio della Grifone alla conquista di due titoli italiani e due europei, al volante delle più prestigiose vetture del marchio Lancia.
Ma nel momento in cui è giusto festeggiare, Tabaton medita invece il ritiro dalle corse...
“Sino ad allora avevo raccolto molto meno di quanto, non solo gli altri si aspettassero da me, ma anche meno di ciò che personalmente avevo sperato e immaginato per la mia carriera. Ero consapevole di andare forte, ma questo non bastava, mancava la costanza nei risultati. Mi sentivo demoralizzato e demotivato. Non potevo sopportare di pesare, soprattutto economicamente, sulle spalle di mio padre e su quelle della Scuderia.”
Quasi non riesco a credere alle confidenze dell'ex-pilota: visto poi le cose come sono andate. Chi le fece cambiare idea?
“Fu Cesare Fiorio a insistere perchè io avessi l'ultima possibilità - prosegue Tabaton - e sono felice che abbia avuto ragione!”
A Tabaton, che deve ancora compiere 27 anni, viene quindi affidato un programma semi-ufficiale: disputerà il Campionato Italiano Rally 1982, al volante della Lancia Stratos curata direttamente dall'equipe di Claudio Maglioli. Dispone addirittura di due versioni, una per i rally su asfalto, l'altra per quelli su terra; gli esemplari sono quelli utilizzati fino all'anno precedente dall'importatore francese Chardonnet e affidati al pluricampione Bernard Darniche.

“La migliore Stratos che abbia mai guidato! La cura dei particolari era addirittura maniacale: Maglioli aveva preparato due vetture: una ultra-leggera per l'asfalto, l'altra rinforzata per affrontare i percorsi sterrati. Ma ti assicuro che sarebbe stato possibile vincere utilizzando indifferentemente uno dei due esemplari. Entrambi erano davvero straordinari!”
Tabaton entra così nell'elite del rallysmo: il segno della svolta, oltre al suo nuovo navigatore Tedeschini, sta proprio nella vettura messa a disposizione dal gran capo Cesare Fiorio.
Le Stratos della Grifone infatti, erano affidate alle cure della University Motors, che può essere definita un vero e proprio centro di ricerca e sviluppo del Reparto Corse Lancia: l'officina genovese era costantemente impegnata nell’evoluzione delle vetture, intenta a studiare e provare soluzioni tecnologicamente avanzate (come ci ha raccontato lo stesso Mauro Ambrogi durante la sua intervista per stratosmania.com): ma per Tabaton è finito il tempo delle sperimentazioni, delle prove e delle valutazioni ed è giunto il momento per dimostrare tutto il suo talento.

E il 1982 è una delle stagioni più combattute e avvincenti che si ricordino, con una rosa di pretendenti davvero d'eccezione. Cinotto su Audi Quattro, “Tony”, “Lucky”, Biasion e Cerrato su Opel Ascona 400, Ormezzano su Talbot Lotus e poi Zanussi, Pregliasco, Cunico e la Mandelli, solo per citarne alcuni. Tutti insieme danno vita a una serie di emozionanti duelli, che solo alla fine vedrà prevalere su tutti Tonino Tognana, al volante della Ferrari 308 GTB gruppo 4 che, a fine stagione sostituirà con la neonata Lancia Rally 037. Stessa sorte toccherà anche a Fabrizio Tabaton che abbandonerà cosi, in maniera definitiva, la Lancia Stratos. Non senza qualche rimpianto.
Ricorda Tabaton:
“Era emozionante solo sedersi al posto di guida: sembrava di stare su un astronave. Era l'auto da corse per eccellenza: ma non era facile da guidare e andare forte lo era ancora di più... Dovevi guidarla come un prototipo da pista, più che come una vettura rally. L'esatto contrario della Fiat 131 Abarth, vettura che ho guidato senza mai trovare il giusto feeling... La Stratos, era e resterà per sempre, una Super-Macchina!”
Il campionato 1982 prende il via in Sicilia, al Targa Florio: Tabaton è subito veloce (con la prima Stratos a disposizione, quella bianca ex-Total di Darniche, versione ultra-leggera per l'asfalto) e domina la gara ma la solita irruenza lo costringe a lasciare spazio alle due Ferrari, quelle di Tonino Tognana e Jean-Claude Andruet che occupano rispettivamente la prima e seconda posizione.
“Ancora una volta sono primo, con un vantaggio incolmabile, ma si ripresenta puntuale il lite motive che accompagna la prima parte della mia carriera...”
Si cambia isola e dalla Sicilia si passa alla Sardegna dove si corre il Costa Smeralda, e questa volta il rally è tutto su terra: Markku Alen porta all'esordio la Lancia Rally 037 con i colori Martini, ma i pronostici vengono rispettati e a vincere è Michele Cinotto con l'Audi Quattro, che è in grado di sfruttare il vantaggio della trazione integrale.

Ma a impressionare è il secondo posto ottenuto proprio da Fabrizio Tabaton al volante della... seconda Stratos a disposizione (quella blu ex-Chardonnet preparata per gli sterrati).
Si cambia ancora isola per il terzo appuntamento: all'Elba si ritrovano tutti i pretendenti al titolo finale ma a vincere è proprio lui: Fabrizio Tabaton sulla intramontabile Stratos.
E' una vittoria clamorosa che ricorda quella ottenuta con la stessa vettura da Bernard Darniche nel 1977. La Stratos è forte però di altre due affermazioni consecutive, nel '78 con Vudafieri e nel '79 con “Tony”.
Dopo le stagioni infelici e contraddittorie, arriva finalmente il momento di festeggiare senza nessuna remora...
“L'Isola d'Elba di quegli anni era una prova durissima, massacrante: i rally non si correvano in orario di ufficio e si passava dalla terra all'asfalto cambiando solo le gomme... Mica come adesso che è tutto-asfalto o tutta-terra. Si vivevano continue emozioni, come quella di correre davanti a un pubblico numerosissimo. In trasferimento incontravamo una miriade di motorini e una folla entusiasta accompagnava ogni metro della prova speciale. Una cornice fantastica, un rally e un pubblico fantastico!”
Anche la vostra fu una vittoria fantastica: i pronostici dicevano Cinotto con l'Audi Quattro:
“Il rally si correva quasi totalmente sullo sterrato e Cinotto godeva del vantaggio rappresentato dalla trazione integrale. Invece si ritirò. Si ritirò anche perchè noi, pronti-via, alla fine della prima speciale avevamo già realizzato un tempone che colse tutti di sorpresa. Cinotto compreso. Avevamo messo gli avversari sotto pressione e alla fine l'errore... lo ha commesso qualcun'altro!”
Ma al 4 Regioni e al Rally della Lana due uscite di strada lo mettono a ko e interrompono la serie positiva.

Al Ciocco un banale problema al cambio, vero tallone di Achille della Stratos, impedisce a Tabaton di lottare per la vittoria: la classifica del Campionato Italiano vede in testa Ormezzano seguito da Biasion e Tabaton terzo.
Si arriva così al Colline di Romagna dove Ferrari 308 e Stratos sono le favorite. Fabrizio Tabaton non si lascia sfuggire l'occasione e vince 19 prove speciali contro le 15 di Tonino Tognana: il rally è suo. Trionfa davanti alla Ferrari per soli 30” e questo la dice lunga sulla battaglia ingaggiata dai due.
“La Stratos ultra-leggera che Maglioli aveva preparato per le gare su asfalto è probabilmente il miglior esemplare che sia mai stato realizzato: velocissima, leggerissima, curata nei minimi particolari. La Stratos preparata dalla University Motors era una versione più sofisticata, dotata di iniezione, scarico modificato sei-in-uno, mentre quella di Maglioli risultava essere più essenziale: 2 valvole a carburatori, veloce efficace e più affidabile. Era una gioia guidarla.”
Alla fine del rally, Tonino Tognana riconosce la superiorità dimostrata da Tabaton e con lui tutti comprendono il valore raggiunto dal pilota ligure che con la vittoria al Colline di Romagna diventa anche il leader della classifica provvisoria del Campionato Italiano.

Purtroppo però, quello è l'ultimo rally che Fabrizio Tabaton affronta sulla Lancia Stratos: dal successivo appuntamento, il Piancavallo, Tabaton e Tedeschini divideranno l'abitacolo della nuova arma da rally firmata Lancia: la Rally 037 con i colori ufficiali Martini.
Finisce così l'avventura di Fabrizio Tabaton sulla bête-à-gagner. Proviamo a tirare le somme? Abbandonò la Stratos quando raggiunse la maturità e di conseguenza la consapevolezza del proprio valore. La stessa che negli anni successivi lo porteranno a conquistare i suoi migliori risultati.
Pilota acerbo ma straordinariamente veloce fu anche sfortunato, specialmente agli inizi, quando a pesare non furono solo gli errori ma forse anche lo stesso cognome, e qualche aspettativa di troppo dall'ambiente che lo costrinse, probabilmente, a prendersi qualche rischio di troppo.
Un campione che cominciò con la vettura più difficile e affascinante che per molti restò un traguardo irraggiungibile. Un sogno divenuto realtà. Per questo gli chiediamo: qual'è il ricordo più bello della Stratos?
“Ne ho uno vissuto al volante ed è la vittoria al rally dell'Isola d'Elba del 1982 ed uno, forse ancor più bello, vissuto come passeggero accanto al grande Sandro Munari”
Prego ci racconti...
“Alla fine del '78, ai primi tre classificati del Trofeo A112, venne concesso di partecipare con la “piccola” al Rac di Inghilterra, gara che concludeva la stagione mondiale rally. Ad avere questo privilegio furono Capone, Mirri e il sottoscritto. Ci ritrovammo tutti e tre nella pista privata della Lancia, all'interno del Parco della Mandria, nei pressi di Torino, per le ultime disposizioni prima di trasferirci nelle foreste inglesi. Su una bisarca stavano caricando le nostre vetture, su un'altra avevano preso posto la Fiat 131 Alitalia ufficiale di Walter Rohrl e la Stratos Pirelli di Markku Alen. La seconda Stratos, quella affidata a Sandro Munari stava ancora girando sulla pista di prova. Grazie a papà conoscevo Munari da quando ero poco più che un bambino. Quando la Stratos si avvicinò alla bisarca, osai chiedere al “Drago”: mi porti a fare un giro? E' stata un'esperienza indimenticabile, ancora oggi è un ricordo vivo e indelebile nella mia mente: Munari e la Stratos: una accoppiata ideale, la perfezione assoluta. E' difficile perfino da spiegare: Munari non guidava solamente, i suoi movimenti erano armonici, la sua era arte ancor più che un gesto puramente sportivo. Munari è stato il più grande di tutti, in assoluto."

E il ricordo più brutto invece?
Tabaton sembra pensarci un po' su, poi sorride e dice:
“Purtroppo di incidenti ne ho avuti tanti! Però dove ce la siamo vista davvero brutta è stata al Sanremo del 1979, dove siamo venuti giù dal Colle d'Oggia. Eravamo partiti alla grande con il miglior tempo sulla prima speciale. Poi, chissà... l'emozione di correre una prova del Campionato del Mondo, l'esaltazione di aver vinto la prima prova, fatto sta che mente rotolavamo giù dalla scarpata non sapevamo ne dove ne quando ci saremmo fermati. Ti assicuro che non è stata una esperienza piacevole...”
C'è un rally che avrebbe voluto correre con la Stratos e che invece è rimasto chiuso nel cassetto?
“Nel 1982, dopo i buoni risultati ottenuti con la Stratos nel Campionato Italiano, Cesare Fiorio mi chiama al telefono e mi propone di correre il Tour de Corse, il rally mondiale di Corsica. Andavo molto forte sull'asfalto e la proposta di correre la gara su asfalto per eccellenza, la più veloce, mi alletta tantissimo. Mio padre però non è dello stesso avviso. Questa volta è lui a chiamare Fiorio (si conoscono da sempre e sono molto amici) spiegandogli che sarebbe più contento se io mi concentrassi soltanto sul Campionato Italiano. In realtà teme che la Corsica sia troppo pericolosa ed io non sono ancora maturo per affrontarlo senza prendermi dei rischi. Pertanto, se proprio devo voltarmi indietro e provare un piccolo rimpianto, quello è per non aver mai corso... in Corsica.”
Terminata l'avventura con la Stratos, Fabrizio Tabaton al volante della Lancia Rally 037 vincerà il titolo nazionale 1984 riservato alle vetture Gruppo B e nel 1985 diventerà Campione Italiano Rally. Nel 1986 vince il titolo Europeo con la sorprendente Delta S4. Nel 1987 al volante della Delta Gr. A e vince il Campionato Italiano e l'anno successivo ripete l'impresa nell'Europeo. Sempre in coppia con Luciano Tedeschini, ottiene molte vittorie e numerosi piazzamenti.
Fabrizio Tabaton oggi siede alla guida della “factory” HF GRIFONE e HF ENGINEERING, l'ultimo traguardo di quel percorso evolutivo iniziato dal padre cinquant’anni fa.
Lei che ha vissuto intensamente trentacinque anni di rally se la sente di esprimere il suo punto di vista sulla specialità?
“Rispetto ai tempi della Stratos? Beh, è cambiato tutto! La filosofia, l'approccio alle competizioni: noi vivevamo costantemente sul confine tra goliardia e professionalità. I rapporti umani erano importanti e più stretti. Anche con il pubblico c'era un contatto fisico: oggi invece i rally sono blindati, si vive all'interno di spazi asettici, inaccessibili agli appassionati. Le auto, i regolamenti, le strade non sono più le stesse... All'epoca era tutto più “semplice”: salivi in macchina e andavi. Niente regolazioni cervellotiche, temperature di esercizio, termocoperte, assetti esasperati, elettronica cosmica: salivi in macchina e andavi. E si andava anche forte! Oggi si è alla continua ricerca del perfezionismo che, da sempre, contraddistingue il mondo della pista, dimenticando troppo spesso che i rally sono un'altra cosa...”




Un particolare ringraziamento a Thomas Popper del Lancia Stratos Club e a Enzo Manzo del sito Targapedia, per la preziosa documentazione fotografica.
 
     
     
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