La
Leggenda
Il
4 novembre del 1972 sulle strade del Rally della Corsica faceva
il suo esordio la “Stratos”: subentrava alla Fulvia
HF e sarebbe diventata in seguito, l’arma imbattibile della
Lancia nei rally. Erano trascorsi due anni appena da quando, al
Salone Internazionale dell’Automobile di Torino, il maestro
Carrozziere Bertone aveva presentato nel proprio stand il prototipo
«Zero», un esercizio stilistico che volle comunque motorizzare
con il propulsore della Fulvia HF da 1600 cm3.
Questo primo prototipo, opera della geniale matita di Marcello
Gandini, affascinò e stupì i visitatori dell’esposizione
grazie alle sue forme avveniristiche. Le misure parlano da sole:
era larga ben 1.879 mm anche se lunga soltanto 3.580 mm. Il passo
era di 2.220 mm. e l’altezza ridotta a 840 mm. Il peso complessivo
dichiarato: 710 Kg. Al confronto la pur agile Fulvia Coupé
HF era un cacciatorpediniere lungo 3.935 mm. e alto 1.330 mm., per
una massa complessiva di 850 Kg.
Nonostante si trattasse di una vera e propria «dream car»,
lo studio rivoluzionario di Bertone aveva comunque gettato le basi
per un auto a motore centrale che consentisse di sfruttare al meglio
un elevata potenza.
Tra
i visitatori dell’esposizione, uno in particolare se ne innamora,
ma non del prototipo che si trovava esposto nello stand, ma di ciò
che mentalmente era già in grado di immaginare: Cesare Fiorio,
già promettente direttore del Reparto Corse della Lancia
intravede in quel prototipo l’opportunità di realizzare
la nuova «arma assoluta» per rilanciare la Casa di Chivasso
nei rally.
È il 17 febbraio del 1971 quando Nuccio Bertone, accompagnato
da Beppe Panicco, presenta il prototipo «Zero» ai vertici
della Lancia: il Direttore Generale della Lancia Pierugo
Gobbato, con la complicità di Umberto Agnelli, decide
a favore del progetto malgrado mille resistenze e difficoltà.
Così com’è, però, la Stratos non va bene,
serve maggiore “concretezza”: una macchina più
alta e corta, con porte tradizionali (e non con l’accesso
dal parabrezza) e un motore più potente del 4 cilindri della
“Fulvia Coupé”.
Pochi mesi più tardi, nel novembre del 1971, Bertone presenta
al Salone Internazionale dell’Automobile di Torino, il primo
vero esemplare della Lancia Stratos: un compatto Gran Turismo che,
sia pur nella veste stradale, lascia presagire la temibile versione
da competizione.
Nel frattempo Cesare Fiorio, sfruttando al meglio la sua strategica
posizione e utilizzando con intelligenza gli innumerevoli collegamenti
all’interno dell’impero Fiat, ottiene ciò che
desiderava: una squadra composta da motoristi, disegnatori e meccanici
per lo sviluppo della Stratos.
Al termine di un’animata trattativa con i vertici della Ferrari,
viene accordata la fornitura del motore Dino V6 da 2418 cm3, già
utilizzato dal Gruppo Fiat per la “Dino 2400” Spider
e Coupè, anch’essa disegnata da Bertone e presentata
nel 1967 al Salone dell’Automobile di Ginevra.
I retroscena che precedono l’accordo con la Casa di Maranello,
sono rivelati per la prima volta da Pierugo Gobbato nel corso della
conferenza svoltasi nel 2000, presso il Museo delle Scienze di Milano,
in occasione del trentesimo compleanno della Stratos: “Ferrari
non riponeva molta fiducia nel progetto che avevo intrapreso con
Fiorio – ricorda l’ex Direttore Generale della Lancia
– e rifiutò la fornitura dichiarando di non avere
abbastanza propulsori a disposizione…”
Il Presidente della Fiat, l’avvocato Giovanni Agnelli, aveva
infatti conferito a Gobbato pieni poteri per assicurarsi un propulsore
adeguato alle caratteristiche sportive della Stratos. Gobbato pensò
al motore Dino V6, ma quando si scontrò con lo scetticismo
di Ferrari fu costretto a cercare altrove. “Il Grande Vecchio
sapeva sempre quello che accadeva nell’ambiente - prosegue
Gobbato - e quando si accorse che il progetto della Stratos avrebbe
potuto sfuggirgli di mano, si decise a negoziare…”
Gobbato aveva nel frattempo intrapreso una trattativa con la Maserati,
all’epoca controllata dala Citroen, per la fornitura di un
propulsore alternativo: la scelta era ricaduta sul sei cilindri
tre litri della “Merak”...
“Solo al termine di alcuni test, effettuati sulle strade
di una prova speciale del Rally di Montecarlo da Sandro Munari -
ricorda il Responsabile Tecnico del Reparto Corse Lancia Gianni
Tonti - e solo dopo aver verificato che la macchina cui era
destinato il motore era vincente, Enzo Ferrari si decise a fornire
i motori: in cambio volle Munari per alcune gare con le Sport Prototipi…”
A
partire da quel momento, ha inizio la storia della Stratos: dall’autunno
del 1971 a quasi tutto il ’72, si realizzano le prove e le
successive evoluzioni, che vedono la Gran Turismo impegnata sulla
pista privata della Lancia, e lungo le tortuose stradine delle «prove
speciali», teatro naturale dei rallyes.
Il regolamento sportivo di quegli anni, prevedeva la possibilità
di iscrivere le auto in uno speciale «Gruppo» che consentiva
l’impiego di «Prototipi» in attesa di omologazione:
la Lancia fece dunque esordire la Stratos proprio in quella speciale
categoria in occasione del Rally della Corsica del 1972.
Al volante Sandro Munari, il “Drago” di Cavarzere, che
con la Stratos colse il maggior numero di successi per se e per
la Lancia: al suo fianco Mario Mannucci, navigatore di provata esperienza
con il quale aveva già fatto coppia sulla Fulvia HF e che
lo accompagnò fino al termine del 1975. L’esordio non
fu dei più fortunati; la Stratos lamentò soprattutto
problemi alle sospensioni posteriori.
Il difetto riscontrato sulle strade della Corsica restò a
lungo irrisolto e creò non pochi problemi al Reparto Corse.
Il punto debole sono le boccole in gomma degli attacchi dei bracci
costruiti “al risparmio” a causa del budget estremamente
limitato. Il fatto che le boccole siano in gomma fa si che si deformino,
causando il serpeggiamento della vettura in rettilineo; poi una
volta fermi, l’assetto ritorna al suo posto, facendo impazzire
i tecnici e Sandro Munari che svolge i collaudi.
«Tutta la squadra venne sopraffatta dallo sconforto -
ricorda Sandro
Munari - e sconsolato dichiarai che non saremmo mai riusciti
a domarla…»
I
meccanici e i progettisti brancolarono a lungo nel buio, ma quando
il problema viene scoperto, e quindi risolto, grazie anche all’intervento
di Sergio Camuffo che ordina di sostituire il portamozzo, la Stratos
(ancora in attesa di omologazione) ottiene il suo primo successo.
Nel 1973 in Spagna, al Rally Firestone, Munari e Mannucci, con i
colori bianco-rosso della Marlboro, si impongono confermando che
le aspettative non erano state deluse. Nello stesso anno il pilota
veneto conquistò meritatamente il titolo di Campione d’Europa,
vincendo soprattutto al volante della Fulvia HF, che ancora non
aveva lasciato il passo alla giovane ma promettente Stratos.
Nell'autunno del 1973 la Lancia inizia la produzione in serie della
Stratos presso lo stabilimento Bertone di Grugliasco, nei pressi
di Torino.
Di lì a poche settimane, nel dicembre dello stesso anno,
la Lancia si avvale di una preziosa collaborazione: dopo i successi
ottenuti nel reparto corse della Ferrari, il pilota-collaudatore
Mike
Parkes va ad unirsi a Giampaolo Dallara, Claudio Maglioli e
Carlo Facetti con il compito di migliorare le prestazioni della
Stratos.
L'ingegner Parkes si occupa dapprima del telaio e delle sospensioni,
poi comincia a lottare irriducibilmente con la nuova testata a 24
valvole che si dimostra subito fragile e ribelle. Pił tardi, con
la collaborazione di Carlo Facetti, inizia lo sviluppo della versione
turbocompressa.
Un anno più tardi, il 1° ottobre del 1974, ottiene l’omologazione
in «Gruppo 4», giusto in tempo per iscrivere la Stratos
(questa volta… regolarmente) al Rally di Sanremo: Munari e
Mannucci vincono sbaragliando la concorrenza; la seconda Stratos,
affidata ad Amilcare Ballestrieri e Silvio Maiga è costretta
al ritiro.
Sebbene manchino pochi mesi alla fine dell’anno, la Lancia
riesce ancora a cogliere altre due affermazioni Mondiali, vincendo
poche settimane più tardi sempre con Munari, il Rideau Lakes
in Canada, mentre in dicembre il pilota francese Jean Claude Andruet,
in coppia con la bionda «Biche», si aggiudica il prestigioso
Tour de Corse.
Grazie anche al terzo posto ottenuto da Munari e Mannucci sulle
strade del Lombar Rac Rally in Inghilterra, la Lancia conquista
il Titolo Mondiale Costruttori: la Stratos aveva rilevato ufficialmente
il posto della Fulvia.
Le politiche interne e gli obbiettivi commerciali all’interno
del Gruppo Fiat, presentano una curiosa situazione all’inizio
del Campionato Rally del 1975 con i due marchi, Fiat da una parte
e Lancia dall’altra, a contendersi il titolo di Campione del
Mondo Costruttori.
In quell’anno si alterneranno alla guida delle Stratos ufficiali
(che si presentano con i nuovi colori dello sponsor Alitalia) Sandro
Munari, Bjorn Waldegard (recentemente ingaggiato da Fiorio), Raffaele
Pinto e Jean Claude Andruet.
Munari vince a Montecarlo, mentre Waldegard in Svezia e a Sanremo.
Bernard Darniche, in coppia con Alain Mahé, con la Stratos
dell’importatore francese Chardonnet, vince il Tour de Corse:
la Lancia si laurea campione del Mondo Rally.
L’anno
successivo, la vittoria della Lancia si rinnova, con Munari, ora
in coppia con Silvio Maiga, che vince a Montecarlo, in Portogallo
e in Corsica, mentre Waldegard si ripete al Sanremo davanti al proprio
compagno di squadra per appena 4”…
Sempre nel 1976, Bernard Darniche conquista il Titolo di Campione
Europeo Rally.
Per motivi per lo più commerciali, la Lancia deve cedere
il posto alla Fiat nella stagione successiva. Nel 1977 la Stratos
è ancora in piena forma, ha ancora molto da dire ma al Gruppo
Fiat interessa di più promuovere la vendita della 131 - vettura
da rally derivata dalla grande serie - che la Stratos…
Nonostante questo però, c’è ancora spazio per
Munari al Rally di Montecarlo, dove sempre in coppia con Silvio
Maiga ottiene il poker di vittorie personali nel principato monegasco
(1972 con la Fulvia HF, 1975-76-77 con la Stratos).
Grazie ai risultati ottenuti nel corso della stagione, Sandro Munari
vince il Campionato Piloti FIA, un titolo che precede di pochi anni,
ma che ha lo stesso valore, il Campionato del Mondo Piloti che verrà
istituito a partire dal 1979; Bernard Darniche si aggiudica nuovamente
il Titolo Europeo, mentre Mauro
Pregliasco vince il Campionato Italiano, iscrivendo per la prima
volta il suo nome nell’albo d’oro della specialità.
La Stratos affronta la sua ultima stagione, in veste ufficiale,
nel Campionato del Mondo Rally del 1978, con i nuovi colori bianco-arancio-nero
della Pirelli: il regolamento tecnico introdotto a partire dal gennaio
di quell’anno, sfavorisce la Stratos, che comunque riesce
a vincere il Rally di Sanremo con Markku Alen. Il pilota finlandese
si aggiudica inoltre, con la versione turbocompressa, anche il Giro
d’Italia, conquistando così, dopo Munari, il titolo
di Campione Piloti FIA.
Nel
1978 la Stratos colleziona una lunga serie di ritiri nelle prove
mondiali, ma vince il titolo Europeo Conduttori con Tony
Carello, confermando la sua tradizione di vittorie.
Gli anni a seguire segnano inesorabilmente il declino della Stratos,
afflitta soprattutto dalle limitazioni imposte dai nuovi regolamenti
e dalla omologazione ormai in scadenza.
Bernard Darniche riesce comunque ad aggiudicarsi, nel 1979, due
prove valide per il Mondiale Rally: vince a Montecarlo, con una
incredibile rimonta durante l’ultima notte ai danni di Waldegard,
ora al volante della Ford Escort, e nel Tour de Corse, dove la Stratos
si dimostra ancora una volta imbattibile sull’asfalto.
Nello stesso anno, un altro pilota italiano, dopo le imprese di
Munari, vince una prova del Mondiale: è Tony Fassina (che
corre con lo pseudonimo di «Tony») ad aggiudicarsi una
combattutissima edizione del Rally di Sanremo, con la Stratos del
Piave Jolly sponsorizzata dai Concessionari Lancia Italia. Vince
davanti ad uno scatenato Rorhl, sulla Fiat 131 Abarth ufficiale,
dimostrando che la Stratos è tutt’altro che alle soglie
della pensione…
Bernard Darniche, infine, vince il Tour de Corse del 1981 che rimane
anche l’ultima affermazione Mondiale, oltre che di rilievo,
della Stratos: dopo la vittoria di tre titoli Mondiali, tre europei,
e una lunga serie di affermazioni nei campionati nazionali, la Stratos
entra a far parte della leggenda dei rally.
Dove resterà per sempre.

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